
Il 3 settembre 2026 è uscita su Netflix la seconda stagione della serie televisiva di Guy Ritchie, The Gentlemen. Non nego che, attratto dal titolo, a suo tempo guardai il film e, in seguito, anche la prima stagione della serie. Dunque, non fosse altro che per soddisfare la mia curiosità, attendevo questa seconda stagione con un certo entusiasmo.

Un entusiasmo che non è stato tradito, almeno non del tutto, poiché sono rimasto certamente molto soddisfatto dalla trama, dalle capacità degli attori e dalle ambientazioni, che personalmente ho adorato. Reputo poi ottima la sceneggiatura, che ho trovato ben scritta, perciò non posso fare altro che consigliarvi di vedere la serie.
Tuttavia, siamo su True Class Italia, io non sono un critico cinematografico e, come immaginerete, siamo qui per parlare dei costumi, che in questa serie si intrecciano pienamente con il nostro mondo dell’eleganza classica.
Partirò subito, senza celare la mia opinione: il difetto di questa serie televisiva risiede nelle carenze del reparto costumi. Sì, perché, se ho adorato la trama, mi sono affezionato ai personaggi e mi sono emozionato per le location, mi sono certamente rammaricato nel vedere, considerata l’importanza della produzione, quanta poca attenzione sia stata dedicata ai costumi di scena.
I costumi sono certamente un dettaglio, qualcosa che, a un primo sguardo, può quasi sembrare ben fatto a un occhio inesperto, come probabilmente quello del 90% degli spettatori. Infatti, non sono del tutto sbagliati, ma sono carenti. Carenti proprio di quei dettagli che i personaggi interpretati dagli attori non trascurerebbero mai. Un gentleman non è tale se non si cura dei dettagli.
Stagione uno, 2024
Per parlare della seconda stagione appena uscita, dobbiamo necessariamente partire dalla prima, sì, perché, almeno in fatto di costumi, le differenze esistono.
Non vorrei risultare troppo cinico, ma, in questa veste, il mio compito è quello di elogiare il buon costume e criticare le scelte meno coerenti. Dunque, dopo aver visto la prima stagione, posso affermare, senza timore di smentita, che la costumista Loulou Bontemps, nel comporre le mise dei vari personaggi, non abbia ottenuto un buon risultato, tanto che, se dovessi assegnare un voto, sarebbe un 4.
A seguito di una mia elucubrazione e dopo aver visto anche la seconda stagione, posso presumere che le cause siano due e ben distinte.
In primo luogo, una mancanza di budget, probabilmente dovuta al fatto che, nel mondo delle produzioni, si tende a risparmiare sulle spese di realizzazione delle prime stagioni, aumentando eventualmente il budget qualora la serie riscuota successo. Infatti, dopo il discreto successo della prima stagione, nella seconda possiamo apprezzare un aumento qualitativo che non riguarda soltanto i costumi.
La seconda causa la reputo, invece, più grave, ovvero la mancanza di cultura in materia da parte degli addetti ai lavori, che si riflette in una serie di scelte decisamente errate.
Veniamo, dunque, a queste scelte. Quelle che mi hanno colpito maggiormente riguardano il duca. Nella prima stagione possiamo vederlo spesso indossare abiti che, a un occhio esperto, non possono che apparire di bassa qualità. Si tratta di abiti chiaramente non realizzati su misura, con giacche dal pessimo appiombo e che sembrano costruite con il termoadesivo anziché essere intelate. Sono giacche probabilmente tagliate a macchina e, per giunta, male, con il fondo troppo corto, il cran troppo alto e il collo che non aderisce correttamente al colletto della camicia.

I tessuti e i colori sono la parte che, se considerata singolarmente, si salverebbe, perché sono buoni e adatti al contesto. Spesso, però, vengono abbinati male e, soprattutto, accostati ad accessori decisamente errati. Per esempio, in molte scene possiamo vedere il duca indossare un Patek Philippe Nautilus in oro rosa.
Questi errori rappresentano, a mio parere, l’aspetto più grave. Posso quasi comprendere la scelta di un abito in taglia anziché il ricorso a un sarto, se compiuta per risparmiare. Tuttavia, accostare una camicia blu notte a un abito in tweed e a una cravatta color ocra, con al polso un orologio sportivo in oro, permettetemi di dirlo, anche un po’ pacchiano, è qualcosa che un vero nobile inglese difficilmente farebbe, poiché educato fin da bambino al buon gusto.
Le persone non avvezze alla vera classe potrebbero pensare: «Oh, guarda, un abito e un orologio d’oro. È un vero ricco, che signore!». Ma non è così che funziona la classe.
Stagione due, 2026
Per quanto riguarda la seconda stagione, devo ammettere che, fin dal primo episodio, sono rimasto piacevolmente stupito dal cambiamento di rotta. Assegno subito un voto: 7,5.
Come anticipato, fin dal primo episodio possiamo apprezzare un’evoluzione dei costumi, e non soltanto di quelli del duca. In alcune scene rimane ancora evidente un problema, ovvero l’utilizzo di abiti industriali e non realizzati su misura. Nella scena sul lago, per esempio, durante una conversazione con la sorella nell’episodio 6, il duca indossa una giacca di lino che presenta un difetto piuttosto evidente sul collo.

Tuttavia, appare chiaro che gli addetti ai costumi abbiano approfondito maggiormente la cultura del vestire classico. Gli abbinamenti sono notevolmente migliorati e le mise risultano più realistiche per un duca, se non fosse, per esempio, che difficilmente un uomo con quel titolo sceglierebbe uno smoking in taglia per una cena di gala.
Per quanto riguarda la scelta degli orologi, poi, sono stati compiuti passi da gigante. Possiamo vedere il duca abbandonare lo sportivissimo Nautilus in favore di uno Jaeger LeCoultre Reverso, di un Omega Constellation e di altri orologi molto più fini.

In conclusione, senza dilungarmi troppo, mi limiterò a dire che ho trovato questa serie molto bella. Mi ha catturato con la sua storia e mi ha sicuramente ammaliato con le sue suggestive location. Credo, inoltre, che abbia ancora un buon potenziale di crescita per quanto riguarda i costumi, soprattutto dopo l’ottimo passo avanti compiuto con la seconda stagione.

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