Fondatore di ICONAZERO

ICONAZERO nasce con un obiettivo che condivido: riportare la cultura sartoriale anche tra i giovani. Sui social Claudio Maria Irace parla di abiti, costruzione e scelte personali; nel suo atelier milanese accompagna il cliente in un percorso che parte dalla conoscenza di ciò che indossa e arriva alla realizzazione del capo. Le possibilità comprendono il su misura e, secondo il progetto e la disponibilità, lavorazioni bespoke e a mano. La differenza, prima ancora di scegliere un tessuto, sta nel capire che cosa si vuole ottenere.

Claudio è forse meno noto di altri protagonisti che abbiamo raccontato in questa rubrica. Mi colpisce però il suo modo di vestire: personale, spontaneo e riconoscibile. La sua figura coincide spesso con quella del suo marchio, ma vale la pena osservare nel dettaglio gli abiti che sceglie per sé, perché dicono qualcosa di più preciso della semplice etichetta «stile classico».

Dettaglio di un abito blu su un manichino, con una camicia a righe e una cravatta scura. Gli interni dell'abito sono parzialmente cuciti, mostrando i punti di sutura.

Per il lavoro predilige proporzioni comode. I revers hanno una certa ampiezza e i pantaloni, quasi sempre, il risvolto. Non cerca di stringere ogni parte dell’abito per mostrare la figura, una scelta che personalmente apprezzo: la comodità, quando è governata dalle proporzioni, dà naturalezza alla mise. Negli spezzati si concede più colore, soprattutto nella giacca. Un esempio è la sua monopetto rossa in hopsack: un capo che attira l’attenzione, ma che trova equilibrio se il resto dell’insieme rimane più misurato.

Uomo in giacca e cravatta seduto con le mani unite su un tavolo, con uno sguardo serio.

Anche nelle camicie emergono preferenze precise. Fa spesso sfoggio di quelle con collo bianco a contrasto, spesso chiamate Wall Street, ma indossa volentieri anche camicie più semplici, magari a bastoncino e senza contrasti. Sceglie colli ampi, anche cutaway, con una lista piuttosto alta. I polsi possono essere classici, con bottone, purché aderiscano molto al polso: «da non fare passare uno spillo», dice ironizzando, e quando desidera più libertà, preferisce slacciarli senza farsi troppi problemi. È un dettaglio piccolo, ma rivela quanto sia personale il suo rapporto con la vestibilità.

La cravatta segue una logica altrettanto pratica. Claudio predilige lana, misto cotone e lana oppure cashmere, perché, secondo la sua esperienza, questi materiali aiutano il nodo a mantenersi ben stretto nell’arco della giornata. Evita fantasie troppo vistose e colori sgargianti; sceglie più spesso blu scuro, verde, marrone o ruggine. Il colore deciso, semmai, lo affida alla giacca. È un modo sensato di dare carattere a un abito senza chiedere a ogni elemento di farsi notare.

Un uomo in abito da cerimonia con cravatta si esibisce al microfono durante un evento, con un altro uomo che si vede sullo sfondo.

Nelle occasioni Black Tie, non predilige lo smoking nero. Preferisce un blu particolarmente scuro e, quando possibile, il doppiopetto. È una scelta che gli permette di conservare il rigore richiesto dalla serata senza rinunciare alle proprie preferenze. Naturalmente contano il tono del blu, il taglio e il contesto: la personalità non dispensa dall’attenzione al dress code.

Fuori dal lavoro affiora con maggiore evidenza la componente inglese del suo guardaroba. Compaiono giacche in tweed e capi pensati per un uso meno formale; trova posto però anche il denim, per esempio nei jeans abbinati a una field jacket in cotone. Sono indumenti diversi dall’abito da lavoro, ma la continuità si vede nelle proporzioni e nell’attenzione ai materiali.

L’ispirazione inglese, del resto, è dichiarata anche nella presentazione di ICONAZERO, insieme alla sprezzatura italiana. Nel caso di Claudio non si riduce a uno slogan: riconosco la prima nella presenza del tweed, e di molti altri tessuti tipici della tradizione britannica, nelle proporzioni generose e nel gusto per alcuni capi del guardaroba maschile britannico; la seconda nella libertà con cui usa il colore e compone gli spezzati. Il risultato non è una divisa da replicare. È il guardaroba di un uomo che conosce le regole, ha individuato ciò che gli piace e lo indossa con naturalezza.

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