Dopo aver parlato del fascino sportivo del Daytona “Paul Newman” e dell’eleganza architettonica del Cartier Tank Américaine, questo mese la rubrica si sposta su un terreno diverso: quello della discrezione assoluta.
Il protagonista è il Patek Philippe Golden Ellipse, uno di quegli orologi che raramente attirano l’attenzione del grande pubblico ma che, proprio per questo, sono diventati negli anni una scelta precisa di collezionisti, uomini eleganti e appassionati.

Presentato nel 1968, il Golden Ellipse nasce in un periodo in cui il design stava cambiando radicalmente. Gli anni Sessanta avevano introdotto nuove proporzioni, nuove forme e una diversa idea di lusso: meno decorazione, più equilibrio, più moderno per l’epoca, era il periodo da cui uscirono poco dopo i capolavori di Gerald Genta per altro. Patek Philippe interpretò questo cambiamento con un orologio che rompeva gli schemi tradizionali della cassa rotonda senza risultare eccentrico.
La forma ellittica della cassa, da cui deriva il nome del modello, è ispirata alla cosiddetta “sezione aurea”, proporzione matematica utilizzata nell’arte e nell’architettura classica per ottenere armonia visiva. Il risultato è un orologio sottile, allungato e incredibilmente pulito nelle linee.
Il Golden Ellipse non è un orologio scelto per essere notato al primo sguardo. È un dress watch puro, pensato per chi apprezza l’eleganza sobria, per persone di gusto.
Le versioni moderne, come la ref. 5738, mantengono intatta questa filosofia. La cassa ultra-sottile, il quadrante blu soleil e gli indici minimali creano un insieme estremamente raffinato ma mai freddo. È un orologio che vive di dettagli: la luce sul quadrante, la sottigliezza del profilo, il modo in cui scompare sotto il polsino di una camicia sartoriale.

Ed è proprio nell’abbigliamento classico che il Golden Ellipse trova il suo contesto ideale.
Con un abito doppiopetto blu navy in fresco lana, magari accompagnato da una camicia azzurra e una cravatta grenadine bordeaux, il Patek Philippe aggiunge eleganza senza interrompere l’equilibrio del look. Non diventa mai il centro dell’attenzione, ma completa l’insieme con naturalezza.
Funziona particolarmente bene inoltre per quanto riguarda l’abbinamento con gli abiti di società, lo trovo perfetto, nella sua versione oro giallo e cinturino nero, da portare sotto ad uno smoking per una cena di gala, grazie alle sue forme discrete e classiche tipiche degli anni Settanta.
Interessante anche il contrasto con le mise più casuali. Il Golden Ellipse può accompagnare senza difficoltà un pantalone in flanella grigia, polo in maglia a manica lunga e giacca destrutturata. Anzi, probabilmente è proprio in queste situazioni che emerge il suo lato migliore: elegante ma non troppo rigido.
A differenza di molti dress watch tradizionali, non ha un’impostazione eccessivamente formale o “da cerimonia”. La forma ellittica gli permette di mantenere personalità anche in contesti meno impostati; non faticherei a pensarlo perfino al polso di un ventenne abbinato ad un jeans, camicia e maglione blu.

Va però indossato nel modo corretto. Il Golden Ellipse richiede proporzione e sobrietà. Sta meglio su polsi che accettano dimensioni contenute e si abbina più facilmente ad un guardaroba classico che ad uno streetwear contemporaneo. È un orologio che collabora bene con la sartoria, con le giacche doppiopetto, con i cappotti monopetto puliti e con accessori poco appariscenti, al fine di creare un ottimo biglietto da visita visivo.
Anche per questo motivo ai miei occhi possiede un fascino particolare come per tutti coloro che vivono l’orologeria come estensione del proprio stile personale, non come semplice oggetto da esibire ma come un oggetto che ci suscita un emozione.
Il Golden Ellipse non è probabilmente il primo Patek Philippe che viene in mente. Ma forse è proprio questo il fatto che lo rende un orologio per veri gentiluomini e non per ricchi qualunque.

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