Questo mese voglio parlare di un personaggio tanto discutibile quanto, a tratti, geniale: Lapo Elkann.

Ci tengo a precisare, innanzitutto, che nonostante il passato dell’erede Agnelli sia costellato di momenti bui, ritengo che Lapo possieda una certa genialità, soprattutto in ambito stilistico. A mio avviso, è l’unico vero erede – almeno dal punto di vista dello stile – di Gianni Agnelli.

Ha saputo apprendere le regole dal nonno e, al tempo stesso, ha imparato come infrangerle con personalità.

È vero: più di una volta ha oltrepassato i limiti del mio gusto personale, risultando eccessivo, ma credo che un personaggio del suo calibro e con il suo carisma possa permetterselo.

Di fronte al guardaroba di Lapo Elkann, l’osservatore inesperto potrebbe essere tentato di liquidare il tutto come un esercizio di eccentricità fine a sé stessa. Ma l’appassionato di sartoria, il vero cultore dell’eleganza maschile, sa che dietro ogni provocazione visiva si cela una consapevolezza stilistica profonda, radicata nel rispetto per la tradizione italiana e nella conoscenza intima del taglio, del tessuto e dell’abito come forma di espressione personale.

Lapo Elkann, è forse l’unico uomo capace di passare con disinvoltura da un doppiopetto Principe di Galles classico a un tuxedo in velluto verde smeraldo, senza mai risultare fuori luogo. Il suo stile è, a tutti gli effetti, una dichiarazione d’intenti: il rifiuto dell’omologazione e la celebrazione dell’individualità attraverso la forma più nobile dell’abbigliamento maschile – la sartoria.

L’Arte del Contrasto

Lapo è il maestro indiscusso del contrasto. Accosta abiti dai tagli impeccabilmente classici a accessori fuori dagli schemi: occhiali da sole oversize, mocassini in colori sgargianti, cravatte dal nodo generoso e fantasie audaci. La sua cifra stilistica si muove su un equilibrio sottile tra irriverenza e rispetto: a volte osa nel colore o nel tessuto, a volte anche troppo, ma lo fa sempre mantenendo proporzioni rigorose e un fit su misura che valorizza la sua figura slanciata.

Tagli e Scelte Sartoriali

Le sue giacche prediligono spalle naturali e morbide, senza imbottiture eccessive, in linea con la tradizione napoletana, ma declinate in chiave contemporanea. I revers sono spesso ampi, quasi teatrali, a testimoniare una certa sicurezza nell’indossare l’abito come se fosse un’estensione della propria personalità. Per quanto riguarda i tessuti, spesso capita che opti per gli stessi prediletti da suo nonno Gianni, come ad esempio il solaro.

Lapo è uno dei pochi uomini pubblici ad aver riportato in auge il pantalone a vita alta, con pences marcate e una certa abbondanza nel fianco, che richiama le silhouette degli anni ’30 e ’40. Anche il risvolto è spesso presente, a sottolineare un gusto rétro riletto con piglio moderno.

Il Gioco degli Accessori

Tra le sue scelte più iconiche ci sono sicuramente gli accessori: foulard in seta stampata che emergono con nonchalance dal taschino della giacca, calze colorate che spezzano la sobrietà dell’abito, bracciali in tessuto o pelle che richiamano le sue esperienze tra arte, design e automotive.

La camicia? Spesso azzurra, talvolta bianca, a volte con collo aperto e senza cravatta – ma non per sciatteria, bensì per esprimere una rilassatezza aristocratica, quasi post-moderna.

Oltre il Dandy

È facile etichettarlo come dandy contemporaneo, ma Lapo Elkann è qualcosa di più complesso. La sua è una forma di “sprezzatura intenzionale”, che si muove tra stile e comunicazione. Usa l’abito come piattaforma per raccontarsi, per provocare, per distinguersi. In un’epoca in cui molti uomini preferiscono il comfort anonimo dello streetwear, lui sceglie la giacca doppiopetto come atto di ribellione.

Dietro la maschera da eterno enfant terrible si nasconde un uomo profondamente legato alla sartoria italiana, che ha saputo rinnovarla senza snaturarla. Con il suo brand Italia Independent, ha anche cercato di portare l’eleganza classica nel mondo contemporaneo, contaminandola con tecnologia e design.

Conclusione

Lapo Elkann divide, sorprende, scandalizza. Ma mai annoia. Il suo stile è l’emblema di una visione libera dell’eleganza, dove l’abito non è gabbia, ma mezzo per affermare la propria identità. E forse è proprio questo il suo insegnamento più prezioso: l’eleganza non sta nell’imitare, ma nell’osare – con misura, con ironia, con profondità.

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