Il rientro in ufficio dalle ferie estive

Anche questo mese, la nuova rubrica “Il contesto…” segue il naturale corso delle stagioni. Se nei mesi scorsi abbiamo affrontato il tema della villeggiatura, questo mese ci troviamo inevitabilmente a fare i conti con la fine delle ferie estive e il ritorno in ufficio.

E quindi, cosa indossare? Molti, ahimè, sono convinti che l’ambiente dell’ufficio sia privo di fantasia e monotono. Io, al contrario, ritengo che sia proprio questo il momento giusto per dare spazio alla nostra creatività — senza però lasciarci andare agli eccessi, naturalmente.

Il taglio: 

Anzitutto, va detto che sì, l’abito blu monopetto con camicia bianca è sempre una scelta valida, ma non è certo l’unica opzione. Personalmente, quando scelgo un abito blu per una giornata lavorativa, tendo a preferirne uno sempre e rigorosamente intelato e foderato, così da mantenere una buona struttura per tutta la giornata.

Inoltre, se non mi sbizzarrisco troppo con colori o fantasie, cerco di farlo almeno con il taglio della giacca: doppiopetto con revers ampi oppure monopetto, ma sempre con una certa struttura.

Per quanto riguarda la costruzione del pantalone, in ufficio opto sempre per un fondo medio-largo, con risvolto da quattro centimetri e pinces all’italiana. Infine, trovo che in ambiente lavorativo le bretelle — ovviamente con bottoni — siano preferibili alla cintura.

I tessuti: 

Parlando del rientro dalle ferie — quindi degli ultimi giorni d’estate e dei primi d’autunno — preferisco tessuti come il fresco di lana o, al massimo, una flanella molto leggera (280–320 g/m²), declinati nelle varianti più adatte al contesto business.

Alcuni esempi? Grigio, grigio principe di galles, grigio gessato, blu Cina, blu navy, blu gessato e blu micro principe di galles.

Nel contesto lavorativo può essere interessante anche giocare con gli spezzati, come il classico e intramontabile abbinamento tra pantalone grigio ferro e blazer navy.

La camicia: 

La camicia, a mio parere, può essere interpretata in due modi: in contrasto oppure in abbinamento. Personalmente, adotto entrambe le soluzioni.

Quando desidero creare un contrasto, scelgo un abito Principe di Galles o gessato, abbinato a una camicia tinta unita bianca o azzurra; al contrario, opto per un abito tinta unita da accostare a una camicia a righe o a piccoli quadretti.

Diverso è il discorso dell’abbinamento tono su tono, che può prevedere sia l’accostamento tra abito e camicia entrambi in tinta unita, sia — in una versione più audace e dallo spirito “Yuppie” anni ’80, che personalmente adoro — la tecnica del riga su riga o quadro su quadro.

In questo caso, si abbina un abito gessato a una camicia a righe, magari con collo a contrasto.

È una scelta senza dubbio più originale e di forte impatto, ma richiede attenzione: il rischio di esagerare e cadere nella sciatteria è sempre dietro l’angolo.

Riguardo ai tessuti c’è poco da dire, un cotone leggero è l’opzione migliore. Il colletto all’italiana o alla francese è a discrezione vostra, mentre riguardo ai polsini io in ufficio consiglio il doppio francese da gemelli.

La cravatta e gli accessori: 

Parto col dire che, a mio parere, in ufficio la cravatta è imprescindibile. Personalmente, mi concedo di non indossarla solo in contesti di villeggiatura o durante attività fisiche.

La scelta della cravatta va di pari passo con quella dell’abito. Quando desidero creare un contrasto, ad esempio, opto per un abito blu e una cravatta sui toni del rosso, del verde o del marrone — sempre a micro fantasie — realizzata in seta o lana, su una camicia bianca che funge da fondo neutro.

Diverso è il discorso se si vuole giocare con il contrasto attraverso la camicia. In questo caso, si può scegliere un abito blu con una cravatta tono su tono e una camicia a righe rosa tenue, per un effetto elegante ma meno scontato.

Per quanto riguarda il fazzoletto da taschino, la regola è una sola: mai abbinarlo alla cravatta. Per il resto, potete scegliere ciò che più vi aggrada. Personalmente, in un contesto lavorativo, prediligo il classico bianco, piegato a filetto o a sbuffo.

Per quanto concerne invece la pelletteria, non mi dilungherò troppo, poiché questo mese è stato pubblicato un articolo dedicato all’argomento. Mi limito a dire che seguo la regola britannica “never brown in town”, indossando quindi sempre scarpe nere per lavoro. Le mie scelte spaziano tra Oxford (brogue e non), francesine, mocassini tassel loafers e penny loafers. In particolare, prediligo i tassel loafers, abbinati a calze blu notte in filo di Scozia.

La cintura, quando presente, deve ovviamente essere in tinta con le scarpe — così come la borsa, del resto.

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