Dopo il Submariner, protagonista quasi inevitabile dell’estate appena passata, il mese di ottobre ci porta verso un orologio diverso, meno balneare, meno immediato per il grande pubblico, ma a mio avviso molto più interessante per chi guarda all’orologeria con un minimo di attenzione in più: il Rolex Explorer II.
È impossibile parlarne senza partire dal cosiddetto Freccione, la referenza 1655 presentata nel 1971. La grande lancetta arancione delle 24 ore, con punta a freccia, è l’elemento che più di tutti ha definito la prima identità estetica del modello. Serviva, insieme alla lunetta fissa graduata 24 ore, a distinguere il giorno dalla notte in contesti nei quali questa differenza poteva non essere evidente, come le spedizioni polari o l’esplorazione sotterranea.

Un aneddoto interessante riguarda Haroun Tazieff, figura centrale della vulcanologia del Novecento, ma anche speleologo e ingegnere minerario. Durante le sue spedizioni in ambienti estremi, Tazieff indossava l’Explorer II sopra la tuta termica. Nel 1972, dopo un test sull’Etna, scrisse a Rolex raccontando che l’orologio aveva funzionato perfettamente tra gas aggressivi e condizioni difficili, diversamente dagli orologi dei suoi compagni di squadra. È un dettaglio che spiega bene la natura del modello: prima di diventare un oggetto da collezione, l’Explorer II era pensato per essere letto, usato e maltrattato dove il tempo non era un dato da sottovalutare.
Il punto di partenza dell’Explorer II è quindi molto chiaro: non nasce come orologio da rappresentanza e non nasce come orologio da salotto. Nasce come strumento per chi si muove in ambienti estremi, dove la leggibilità e l’orientamento temporale hanno una funzione concreta.
Dal Freccione alla referenza 16550
La referenza 1655 è il modello più riconoscibile dal punto di vista storico, ma la vera trasformazione dell’Explorer II arriva con la referenza 16550, introdotta a metà degli anni Ottanta. È proprio questa la referenza che personalmente possiedo e che trovo particolarmente riuscita, anche perché rappresenta una fase di passaggio molto interessante nella storia del modello.

Con la 16550 l’Explorer II diventa più moderno nelle proporzioni e nella costruzione. La cassa passa a 40 millimetri, il vetro diventa zaffiro, il quadrante assume un’impostazione più pulita e il movimento è il calibro 3085. Questo calibro consente una gestione più evoluta della funzione GMT rispetto alla logica originaria della 1655, rendendo l’orologio più vicino all’utilizzo contemporaneo.
La 16550 è anche la referenza che introduce in modo più netto il quadrante bianco, spesso chiamato Polar. È una scelta che cambia molto il carattere dell’orologio. Il quadrante nero rimane più vicino alla tradizione Rolex sportiva, mentre il bianco rende l’Explorer II più luminoso, meno prevedibile e, se abbinato bene, estremamente versatile. Alcuni esemplari con quadrante bianco hanno assunto nel tempo una tonalità crema, dettaglio che ha aumentato l’interesse collezionistico verso questa referenza.
Non bisogna però ridurre la 16550 alla sola questione del quadrante panna o del valore di mercato. Il suo interesse vero è nella posizione che occupa: non è più il Freccione anni Settanta, ma non è ancora l’Explorer II completamente stabilizzato della lunga produzione successiva. È un orologio di transizione, e proprio per questo ha un equilibrio particolare.
Un Rolex meno ovvio
L’Explorer II non è l’orologio più elegante di Rolex, né il più iconico in senso popolare. Non ha la mitologia del Submariner, non ha il culto del Daytona e non ha l’immediatezza del Datejust. Però ha una qualità rara: è l’orologio che indosso in qualsiasi occasione se non so quale scegliere poiché si adatta, quasi, a tutto.
La buona impermeabilità lo rende adatto ad una giornata in barca e ad una nuotata, se indossato con lino, cotone chiaro e capi estivi non troppo costruiti. È coerente con un weekend in città, se abbinato a blazer, Oxford, maglieria fine e pantaloni con taglio classico. È coerente in montagna o in campagna, dove tweed, flanella, velluto, loden e capi cerati gli danno probabilmente il contesto più naturale. Certo non è il più adatto ad essere portato con l’abito formale o con lo smoking, questo rappresenta forse il suo unico limite.
Come indossarlo?
In una giornata in barca, per esempio, può funzionare molto bene con una camicia in cotone a trama larga, bianca o azzurra, pantaloni in cotone chiaro, un paio di mocassini da barca, friulane o espadrillas sobrie, l’Explorer II entra bene nell’insieme. Con il quadrante bianco, in particolare, aggiunge luminosità senza diventare troppo vacanziero. Funziona anche con un costume essenziale e una camicia in lino, purché l’insieme rimanga pulito.
Non è un orologio marino nel senso più diretto del termine. Non ha la ghiera da immersione del Submariner e non possiede quella retorica immediata da barca, tuttavia io stesso l’ho indossato a lungo in queste situazioni, perfino abbinato ad una muta durante le immersioni subacquee.

Nel weekend in città l’Explorer II, soprattutto nella referenza 16550, diventa quasi neutrale. Sta molto bene con un pantalone bianco in cotone, camicia Oxford, un maglione blu e mocassini in pelle scamosciata. Può accompagnare al disopra poi, un 4 ganci Fay o un cappotto raglan blu.
Il quadrante bianco, se presente, alleggerisce molto l’insieme. Con capi blu, grigi, beige o marrone, crea un contrasto netto ma non volgare. Il quadrante nero, invece, rende l’orologio più severo e più vicino alla grammatica classica degli sportivi Rolex.
La cosa importante è non trattarlo come un dress watch. Con un completo formale molto scuro, cravatta di seta e scarpa Oxford nera, l’Explorer II può risultare forzato.

L’Explorer II dà forse il meglio in quei contesti nei quali l’eleganza maschile incontra l’utilità: weekend in montagna, giornate all’aperto, viaggi invernali, caccia o campagna. Non perché serva davvero una lancetta 24 ore per andare a Cortina o per passare un fine settimana fuori città, ma perché la sua origine tecnica dialoga bene con un guardaroba più robusto.
Con una giacca Barbour verde, pantaloni in velluto a coste, camicia in flanella e Hunter Boots, l’Explorer II è perfettamente al suo posto. Lo stesso vale con un loden, una field jacket, un dolcevita in lana, un pantalone di flanella pesante o una maglia Shetland. In questi abbinamenti l’orologio non appare come un accessorio aggiunto per mostrare qualcosa, ma come parte di un linguaggio coerente.
Per la caccia o per la campagna, lo vedo bene con tonalità verdi, marroni, beige e grigie. Non serve caricare troppo. Una camicia a quadri ben scelta, un gilet in lana, un Barbour Beaufort e un pantalone robusto bastano a farlo funzionare. L’Explorer II ha abbastanza carattere per reggere capi tecnici e sportivi.
In montagna, infatti, si abbina bene a maglieria pesante, piumini sobri e scarponi. È meno elegante di un Datejust e meno marino di un Submariner, ma più adatto a un contesto alpino o outdoor rispetto ad entrambi.
La referenza attuale
L’Explorer II moderno, nella referenza 226570, mantiene l’impostazione del modello ma con proporzioni più importanti. La cassa è da 42 millimetri, il movimento è il calibro 3285, l’impermeabilità è dichiarata fino a 100 metri e la riserva di carica è di circa 70 ore. È un orologio più contemporaneo, più presente al polso e tecnicamente aggiornato.

Rimane però, a mio avviso, una differenza sostanziale rispetto alla 16550. La referenza moderna è più grande, più leggibile, più efficiente e certamente più razionale come acquisto da utilizzo quotidiano. La 16550, invece, ha una misura più contenuta e un carattere più particolare. Ha ancora quella dimensione da Rolex professionale anni Ottanta, ma con una struttura già moderna.
È proprio questo equilibrio a renderla interessante: abbastanza attuale da essere portata senza problemi, abbastanza storica da non sembrare un acquisto banale.

Rispondi