La coppola, chiamata nel mondo anglosassone flat cap e, in alcuni contesti, driving cap, è uno di quei capi che non hanno mai avuto bisogno della moda per esistere. Attraversando secoli, classi sociali e Paesi differenti, è stata il copricapo dei contadini, degli operai, degli automobilisti, dei cacciatori e, infine, dei gentiluomini durante le attività all’aria aperta. Oggi, tuttavia, basta indossarne una per essere immediatamente associati a Thomas Shelby e alla serie Peaky Blinders.

Personalmente trovo questa associazione piuttosto fastidiosa, tanto che, soprattutto in città, tendo ormai a non indossare più la coppola. Non ho nulla contro la serie, anzi, mi è piaciuta molto e ne ho apprezzato le ambientazioni, i costumi e l’estetica generale. Il problema non è quindi Peaky Blinders, ma l’ignoranza del popolino che, non conoscendo minimamente la storia di questo indumento, scambia chiunque indossi una coppola per un uomo travestito da Peaky Blinder.
Come accade spesso, una serie televisiva ha preso un elemento realmente esistito e lo ha trasformato in un simbolo immediatamente riconoscibile. Da quel momento, per molti, tutto ciò che esisteva prima sembra essere scomparso, forse perché da loro mai conosciuto. La coppola, però, non nasce certamente con Thomas Shelby e non appartiene esclusivamente ai vicoli industriali della Birmingham del primo Novecento.
Le origini della coppola
Occorre innanzitutto fare una distinzione. In Italia utilizziamo il termine “coppola” per indicare un berretto di panno con una piccola visiera, tradizionalmente diffuso soprattutto in Sicilia e in altre regioni meridionali. Nel linguaggio internazionale, invece, il modello più vicino è definito flat cap: una calotta morbida, generalmente costruita in un unico corpo, che scende verso una visiera corta e rigida.

Non va confuso con il newsboy cap, chiamato anche baker boy, più ampio e voluminoso, normalmente composto da otto spicchi cuciti insieme e spesso completato da un bottone centrale. Proprio quest’ultimo è il modello che maggiormente richiama l’estetica resa celebre da Peaky Blinders. La coppola classica, invece, è più piatta, pulita e aderente alla testa.
Le origini del copricapo inglese risalgono almeno al XVI secolo. Nel 1571 il Parlamento inglese approvò una legge che imponeva, durante le domeniche e le festività, l’utilizzo di berretti di lana prodotti in Inghilterra a gran parte della popolazione maschile. Lo scopo era sostenere la produzione nazionale della lana e il lavoro delle corporazioni specializzate. Erano escluse dall’obbligo alcune categorie sociali, tra cui nobili e gentiluomini.
Questo passaggio storico contribuì alla diffusione del berretto, ma consolidò anche la sua iniziale appartenenza alle classi popolari. Nei secoli successivi la coppola divenne un elemento abituale nell’abbigliamento di contadini, operai, minatori, artigiani e ragazzi di città. Era economica, proteggeva dal freddo e dalla pioggia, non ostacolava i movimenti e poteva essere facilmente riposta nella tasca di una giacca.
Con l’Ottocento e l’inizio del Novecento, tuttavia, il suo utilizzo superò progressivamente i confini sociali. Le qualità che la rendevano adatta al lavoro la rendevano altrettanto efficace durante la caccia, la pesca, l’equitazione e le passeggiate in campagna. La borghesia e l’aristocrazia britannica iniziarono quindi a indossarla nelle attività sportive e nel tempo libero, naturalmente realizzata in tessuti migliori e abbinata a capi più raffinati.
La nascita e la diffusione dell’automobile le offrirono un ulteriore contesto. Le prime vetture erano spesso aperte e costringevano guidatore e passeggeri a proteggersi dal vento, dalla polvere, dal freddo e dal sole. Da qui deriva l’espressione driving cap, che non indica necessariamente un modello completamente diverso, ma sottolinea l’utilizzo della coppola durante la guida.
Dal lavoro alla campagna inglese
La coppola è dunque un capo popolare diventato, senza perdere la propria praticità, anche un elemento dell’abbigliamento di campagna del gentiluomo. È proprio in questo ambiente che, a mio parere, continua a trovare la sua collocazione più naturale.
Durante una battuta di caccia, per esempio, una coppola in tweed non appare come un’aggiunta studiata, ma come una parte naturale dell’insieme. Protegge il capo, trattiene moderatamente il calore e, grazie alla visiera, ripara gli occhi dalla luce e dalla pioggia. Il tweed, inoltre, possiede la consistenza necessaria per dialogare con giacche da campagna, cappotti pesanti e calzature robuste. La praticità della lana e la sua capacità di resistere all’umidità spiegano perché questo copricapo sia stato adottato tanto dai lavoratori quanto dagli uomini benestanti dediti alla caccia e alle altre attività rurali.

Per una giornata di caccia sceglierei una coppola in tweed marrone oppure verde bosco, preferibilmente con una trama a spina di pesce o anche una in cotone cerato con un disegno finestrato sempre sui toni del verde. La abbinerei a una giacca Norfolk, a un Barbour, a un loden oppure a una field jacket di buona costruzione. Sotto, una camicia in tattersall, un maglione girocollo o un cardigan di lana. Per i pantaloni trovo adatti il velluto a coste, il fustagno oppure una flanella pesante, mentre ai piedi sceglierei scarponcini in pelle o stivali adeguati al terreno.
In questo caso la coppola non deve essere perfettamente identica alla giacca. Anzi, trovo più interessante una certa armonia tra colori e consistenze, evitando il completo coordinato che rischierebbe di sembrare un costume. Una giacca in tweed marrone può essere accompagnata da una coppola verde oliva, mentre un Barbour verde funziona molto bene con un modello a spina di pesce nei toni del marrone e del beige.
In automobile
Il secondo contesto naturale è certamente quello automobilistico, soprattutto quando si tratta di automobili classiche, spider o vetture scoperte. Non è necessario possedere una Bentley Blower del 1929 per indossare una driving cap, ma è evidente che una coppola in lana, un paio di guanti da guida e un’automobile storica costituiscano un insieme particolarmente piacevole.
In autunno sceglierei una coppola grigia o marrone in cashmere, abbinata a una giacca sportiva magari marrone Principe di Galles, a un dolcevita oppure a un maglione in lana, con pantaloni in flanella e mocassini o scarpe da guida. Durante la primavera, invece, può essere realizzata in cotone, lino oppure in una miscela leggera, accompagnata da una sahariana, da una camicia in Oxford e da pantaloni color panna o tabacco.
Anche qui occorre evitare l’effetto caricatura. Guanti da guida, occhiali d’epoca, foulard al collo, coppola molto ampia e automobile classica, indossati tutti contemporaneamente, rischiano di trasformare un abbigliamento coerente in una rappresentazione teatrale. Uno o due richiami sono sufficienti. La vera eleganza, come sempre, risiede nella naturalezza, non nella ricostruzione ossessiva di un personaggio.

In città e nel tempo libero
La coppola può essere indossata anche in città, ma richiede maggiore attenzione. Trovo che funzioni bene durante un fine settimana, per una passeggiata, un pranzo informale o una giornata autunnale, soprattutto se abbinata a un abbigliamento sportivo classico.
Una coppola blu scuro o grigio antracite può accompagnare un cappotto cammello, un maglione girocollo, pantaloni in flanella e scarpe scamosciate. Un modello marrone si abbina facilmente a una giacca in tweed, a una camicia azzurra, a pantaloni beige e a un paio di penny loafer oppure di derby. Con un Barbour, jeans dal taglio classico e polacchine in pelle scamosciata, costituisce invece un insieme più informale, ma ancora corretto.
Eviterei di portarla con un abito formale da lavoro, soprattutto se realizzato in lana pettinata blu o grigio scuro. La coppola appartiene all’abbigliamento sportivo, da campagna e da tempo libero. Può essere accostata a una giacca sartoriale informale o a uno spezzato, ma non deve essere forzata dentro contesti nei quali un cappello più formale, oppure nessun copricapo, sarebbe una scelta migliore.
Bisogna poi prestare attenzione alle proporzioni. Una coppola troppo stretta sembra un semplice berretto, mentre una troppo larga scende lateralmente e produce immediatamente l’effetto Peaky Blinders. Personalmente preferisco i modelli dalla calotta moderata, aderenti senza comprimere la testa e con una visiera corta, appena visibile. Sono più sobri, più facili da abbinare e decisamente meno teatrali.

Lascia un commento