Dopo aver analizzato, nel primo episodio di questa rubrica, le principali costruzioni della spalla, continuiamo a osservare la giacca partendo da un altro elemento capace di modificarne profondamente l’aspetto: il rever.
La sua forma, la sua larghezza e il punto nel quale incontra il collo contribuiscono a determinare il carattere dell’intera giacca. Un rever stretto e alto produce un effetto diverso rispetto a uno largo e disteso sul petto, così come un rever a dente comunica qualcosa di differente rispetto a uno a lancia. Non si tratta soltanto di gusto personale. Ogni soluzione possiede una propria origine, un diverso grado di formalità e, soprattutto, un contesto nel quale risulta più coerente.
Prima di procedere è però necessaria una precisazione. Il rever a dente, quello a lancia e quello a scialle sono vere e proprie forme di rever. Le definizioni «due bottoni», «tre bottoni» e «tre bottoni stirati a due» indicano invece il tipo di chiusura della giacca. Sono due aspetti distinti, ma strettamente collegati, perché il numero dei bottoni e il punto nel quale la giacca si chiude determinano la lunghezza e l’andamento della linea del rever.
Una breve Storia del Rever
Il rever nasce dall’evoluzione dei colli delle giacche e dei soprabiti maschili. Quando la parte superiore del davanti cominciò a essere ripiegata verso l’esterno, lasciando maggiormente visibili camicia e gilet, si sviluppò progressivamente la forma che oggi riconosciamo. Il termine inglese lapel risulta documentato dalla fine del Settecento, mentre le configurazioni moderne si definirono soprattutto durante l’Ottocento, parallelamente all’evoluzione della redingote, del frac, del tight e, successivamente, dell’abito da città.
Il rever a lancia mantenne a lungo un legame evidente con i capi formali e con quelli derivati dalle uniformi. Il rever a dente si affermò invece come soluzione naturale per la giacca monopetto da giorno. Il collo a scialle, nato nell’ambito delle giacche da camera e delle smoking jacket vittoriane, entrò successivamente nell’abbigliamento da sera, diventando una delle possibili costruzioni dello smoking.
Nel Novecento il rever cambiò più volte larghezza e proporzioni. Fu generalmente ampio negli anni Trenta e Quaranta, più contenuto nel dopoguerra, estremamente stretto in buona parte degli anni Sessanta e nuovamente largo durante gli anni Settanta. Queste variazioni dimostrano quanto il rever sia sensibile alla moda. A mio parere, proprio per questa ragione, conviene evitare gli estremi. Un rever proporzionato al torace, alle spalle e alla struttura della giacca, come sempre, invecchia molto meglio di una soluzione scelta soltanto perché momentaneamente di moda.
Il Rever a Dente

Il rever a dente, chiamato anche notch lapel, presenta un’incisione a V tra il collo e il rever. È la costruzione più diffusa nella giacca monopetto e quella che associamo immediatamente all’abito da città, al blazer e alla giacca sportiva.
Il suo principale vantaggio è la versatilità. Può essere utilizzato su un abito professionale, su uno spezzato, su una giacca in tweed oppure su un blazer estivo. Il grado di formalità dipende anche dalla larghezza, dall’altezza del dente, dal tessuto e dalla costruzione complessiva. Un rever a dente relativamente ampio, con cran alto (che personalmente non amo) e tasche a filetto, può apparire piuttosto formale. Lo stesso rever, su una giacca destrutturata con tasche applicate, assume invece un carattere decisamente più informale.
È quindi la scelta più sicura per una giacca monopetto destinata all’uso quotidiano. Personalmente lo trovo corretto soprattutto quando il dente è ben definito e proporzionato, senza essere eccessivamente piccolo. Un rever troppo stretto tende infatti a impoverire visivamente il davanti della giacca, soprattutto su un uomo alto o con un torace importante.
Sul doppiopetto il rever a dente è tecnicamente possibile, ma rimane una soluzione rara che mi sento di sconsigliare. Se non esiste una precisa intenzione stilistica, preferisco lasciare il dente al monopetto e la lancia al doppiopetto.
Il Rever a Lancia

Nel rever a lancia, o peak lapel, la punta si dirige verso l’alto, in direzione della spalla. Questa costruzione crea una linea più energica e tende ad ampliare visivamente il torace. È il rever tradizionalmente associato al doppiopetto, al tight, al frac e a numerose giacche da sera. È inoltre utilizzabile sul monopetto, al quale conferisce un carattere più ricercato e deciso.
Il rever a lancia possiede generalmente un grado di formalità superiore rispetto a quello a dente. Su un abito monopetto blu scuro o grigio antracite può essere adatto a occasioni professionali importanti, cerimonie e contesti serali. Non significa tuttavia che ogni giacca con revers a lancia sia automaticamente formale. Una giacca doppiopetto in lino, con tasche applicate e costruzione morbida, può essere molto più disinvolta di un monopetto in lana pettinata scura.
Personalmente apprezzo particolarmente il rever a lancia quando è abbastanza largo, senza diventare teatrale. Su un doppiopetto è quasi sempre la scelta che considero più naturale. Sul monopetto lo utilizzerei invece con maggiore attenzione, perché attribuisce immediatamente alla giacca una presenza più marcata.
Il Rever a Scialle

Il rever a scialle non presenta né il dente né la punta. Collo e rever formano una linea continua e arrotondata. La sua origine è legata alle giacche da camera e alle smoking jacket, mentre oggi è utilizzato soprattutto sullo smoking o tuxedo.
È una costruzione particolare perché nasce da un capo domestico, ma è diventata una delle espressioni più riconoscibili dell’abbigliamento serale. In raso o seta, abbinata a una giacca nera, blu notte oppure avorio, raggiunge un grado di formalità elevato. Rimane però meno severa rispetto al rever a lancia e comunica un’eleganza più morbida.
Al di fuori dello smoking la utilizzerei molto raramente. Su una normale giacca da giorno rischia di apparire eccentrica e priva di un reale legame con il contesto, fuoriposto se in ufficio insomma.
La Giacca Monopetto a Due Bottoni

La giacca a due bottoni è oggi la costruzione monopetto più comune. Il rever termina in corrispondenza del bottone superiore, che rappresenta quello da allacciare. Il bottone inferiore, secondo la regola tradizionale, deve restare aperto.
Questa configurazione crea una linea sufficientemente lunga e lascia visibile una buona porzione di camicia e cravatta. È equilibrata, versatile e adatta praticamente a ogni contesto, dall’abito professionale alla giacca sportiva.
Il grado di formalità dipende soprattutto dal tipo di rever e dagli altri elementi. Con revers a dente, tasche con pattina e tessuto pettinato rappresenta il classico abito da lavoro. Con revers a lancia, tasche a filetto e tessuto scuro diventa più formale. Con tasche applicate, spalla morbida e tessuto materico assume invece un carattere informale.
La Giacca Monopetto a Tre Bottoni

Nella giacca a tre bottoni tradizionale il rever termina più in alto e tutti e tre i bottoni risultano visibili. Generalmente si allaccia quello centrale, mentre quello superiore può essere chiuso oppure lasciato aperto. Quello inferiore deve rimanere sempre slacciato.
La chiusura alta accorcia il rever e copre maggiormente il petto. Produce quindi una figura più severa e composta. È una costruzione legata soprattutto alla sartoria britannica e ad alcuni periodi del Novecento, ma può risultare ancora oggi molto elegante quando è ben proporzionata.
La considero adatta principalmente agli abiti da giorno e ai contesti professionali. È meno naturale su una giacca molto informale e, proprio per la chiusura alta, può risultare poco favorevole su chi desidera slanciare visivamente il busto. Su una persona molto alta può invece creare proporzioni interessanti.
Il Tre Bottoni Stirato a Due

Il tre bottoni stirato a due, spesso indicato con l’espressione inglese three roll two, possiede tre bottoni, ma il rever viene stirato in modo da ripiegarsi sopra quello superiore. Visivamente la giacca appare quindi simile a un modello a due bottoni, mentre il terzo rimane parzialmente nascosto sotto la rollatura.
È una soluzione particolarmente raffinata perché unisce la costruzione del tre bottoni alla linea più aperta del due bottoni. Il rever sviluppa una curva più morbida e naturale, soprattutto quando la giacca possiede una buona tela e una lavorazione sartoriale corretta.
Non attribuirei a questa configurazione un grado di formalità autonomo. Può essere utilizzata tanto su un abito da città quanto su una giacca sportiva. Rispetto al normale due bottoni trasmette però una maggiore attenzione per la costruzione e un gusto più consapevole. Personalmente è una delle soluzioni che preferisco sulla giacca monopetto, soprattutto quando il rever è abbastanza largo e la rollatura non appare forzata.
Il Doppiopetto e le sue configurazioni

Nel doppiopetto la nomenclatura indica normalmente il numero complessivo dei bottoni visibili e il numero delle possibili posizioni di chiusura. Una definizione come 6 per 2 descrive quindi sei bottoni disposti su tre file e due possibili livelli di abbottonatura.
Il doppiopetto è generalmente più formale del monopetto perché possiede un davanti più costruito, copre maggiormente il torso e presenta quasi sempre revers a lancia. Questa regola non è assoluta, perché tessuto, tasche e struttura possono renderlo molto più disinvolto.
Il Doppiopetto 6 per 2
È la configurazione più classica e diffusa. Presenta sei bottoni, ma la giacca viene normalmente chiusa sul bottone centrale esterno, con il relativo bottone interno di sostegno. Il bottone inferiore esterno può essere lasciato aperto per ottenere una linea più morbida.
È adatto agli abiti da città, agli appuntamenti professionali, alle cerimonie e agli spezzati eleganti. In lana blu scuro o grigio è piuttosto formale. In lino, fresco di lana, hopsack o flanella può essere utilizzato anche in contesti meno rigidi.
Il Doppiopetto 6 per 1
Possiede sempre sei bottoni, ma la chiusura effettiva è collocata più in basso. Il rever diventa conseguentemente più lungo e il petto appare più aperto.
È una configurazione elegante, slanciata e leggermente più ricercata rispetto al 6 per 2. Fu particolarmente apprezzata tra gli anni Trenta e Cinquanta e continua a comparire nella sartoria contemporanea. Personalmente è quella che preferisco per come si adatta al mio fisico e per lo slancio e l’importanza che dona alla figura. La utilizzerei su un abito semi formale o formale per ufficio o cerimonie, facendo attenzione alla posizione del bottone, che non deve scendere tanto da alterare l’equilibrio della figura.
Il Doppiopetto 4 per 2
Presenta quattro bottoni, disposti su due file, con due possibili livelli di chiusura. Rispetto al 6 per 2 appare più pulito e meno imponente. Mantiene un carattere classico, ma libera maggiormente la parte superiore del davanti.
È adatto sia agli abiti sia alle giacche separate. Io personalmente non lo amo e non ne faccio utilizzo.
Il Doppiopetto 4 per 1
Ha quattro bottoni e una sola posizione di chiusura, generalmente piuttosto bassa. Produce revers lunghi e una linea molto aperta.
È una configurazione sofisticata, ma meno comune. La vedo particolarmente bene su giacche serali, blazer eleganti nei quali la costruzione del petto sia sufficientemente precisa da sostenere la lunga linea del rever.
Il Doppiopetto 2 per 1
Presenta soltanto due bottoni esterni e una posizione di chiusura. È la versione più essenziale del doppiopetto e crea un’apertura molto profonda.
Può funzionare su uno smoking, su una giacca da sera oppure su un capo volutamente ricercato. Non lo considero però il doppiopetto più versatile per l’uso quotidiano, perché la sua particolarità risulta immediatamente evidente.
Le configurazioni più rare
Esistono anche doppiopetti 6 per 3, nei quali la chiusura sale maggiormente sul petto, e costruzioni a otto bottoni, come l’8 per 4, legate soprattutto a uniformi, giacche navali e soprabiti. Sono soluzioni storicamente fondate, ma oggi poco utilizzate nell’abito civile. Un sarto può inoltre realizzare configurazioni intermedie o puramente decorative, motivo per cui non esiste un elenco realmente chiuso di tutte le possibili disposizioni.
Il 6 per 3 produce un davanti severo e molto coperto. L’8 per 4 accentua ulteriormente il carattere militare. Li considero interessanti dal punto di vista storico, ma difficili da inserire con naturalezza nel guardaroba contemporaneo.
Quale scegliere?
Per una prima giacca monopetto da utilizzare frequentemente sceglierei un due bottoni con rever a dente. È la combinazione più versatile e permette di muoversi senza difficoltà tra lavoro, occasioni informali e cerimonie non troppo solenni.
Per un monopetto più ricercato preferirei il tre bottoni stirato a due. Mantiene la praticità del due bottoni, ma possiede una rollatura più interessante e denuncia una maggiore attenzione sartoriale.
Per il doppiopetto consiglierei invece un 6 per 2 con revers a lancia. È la configurazione più completa, riconoscibile e coerente con la tradizione. Può essere severa in lana pettinata scura oppure disinvolta in lino, flanella e tessuti più materici.
Il rever a lancia sul monopetto è adatto quando si desidera elevare il grado di formalità o attribuire maggiore presenza all’abito. Quello a scialle dovrebbe invece rimanere prevalentemente legato allo smoking e all’abbigliamento serale.
Come già osservato parlando della spalla, nessun elemento deve essere valutato isolatamente. Un rever largo richiede proporzioni adeguate, una lancia importante deve dialogare con la spalla e una chiusura bassa deve essere sostenuta da un petto ben costruito. La riuscita della giacca dipende proprio dall’equilibrio tra queste parti.
Personalmente preferisco revers abbastanza ampi, con una linea pulita e un cran collocato piuttosto in basso. Sul monopetto trovo particolarmente riuscito il tre bottoni stirato a due, mentre sul doppiopetto continuo a considerare il 6 per 1 con revers a lancia il riferimento più equilibrato per me.

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