Poco più di un anno fa iniziava l’avventura di  True Class Italia, ed in quell’occasione il primo argomento trattato da questa rubrica, era inerente alla classe dei  coloranti Naftoli.

Proprio in quello che fu il primo articolo della serie, si ricordava come oramai fossero stati sostituiti dai più semplici ed in generale ecologici coloranti reattivi. 

I coloranti reattivi hanno un approccio diverso nel mondo delle tinture, in pratica devono il proprio nome al fatto che sono gli unici coloranti capaci di reagire con il substrato generando un legame C – O di tipo covalente. 

Semplificando possiamo schematizzare la costituzione chimica dei coloranti chimici nel seguente modo:

Negli anni i produttori di coloranti hanno messo in commercio una moltitudine di coloranti reattivi che si differenziano per numero e per tipo di gruppi reattivi; i così detto bifunzionali che possono a loro volta dividersi in etero o omo a seconda che si tratti di strutture differenti o le medesime (come il caso del nero reattivo 5) fino arrivare hai generici polifunzionali, inoltre un distinzione altrettanto importante la fa il tipo di atomo Y nel caso dei sistemi N eteroaromatici.

Logicamente coloranti con reattività differente non possono essere utilizzati tra loro, infatti diversa reattività comporta condizioni operative differenti, per esempio di temperatura o il dosaggio degli alcali, questi ultimi sono sempre necessari per attivare gli ossidrili della cellulosa:  

Cell – OH             +           OH     >    Cell – O         +       H2O

Si capisce che se non ci si attiene alle indicazioni del produttore si va incontro a perdite di resa non controllate, infatti quando si utilizzano i reattivi bisogna mettere in preventivo che una parte non trascurabile di colore reagisca direttamente con gli ioni idrossido generando:

S – Col – B – R – Y          +          OH      >       S – Col – B – R – OH        +       Y

Una volta che questa reazione è avvenuta, si può considerare irreversibile e rende il nostro colorante incapace di reagire con il substrato cellulosico, questa parte di colorante è detta “idrolizzato” e deve essere eliminata per non pregiudicare le solidità della tintura stessa. Per toni intensi questo comporta fare molti lavaggi ed eventualmente una o più saponature; per concludere potremmo dire che per questo tipo di tintura bisogna trovare il giusto compromesso tra solubilità, sostantività, grado di fissazione (reattività) e lavabilità, il che complica e non poco la scelta della terna che meglio si adatta anche in funzione della confezione.

Per esempio i coloranti caratterizzati da elevata reattività necessitano di temperature inferiori e vengono quindi impiegati su materiali che non presentano problemi di penetrazione e diffusione.

Al contrario materiali tessili con elevata difficoltà di penetrazione si ricorre a coloranti a bassa reattività che operano a temperature più elevate migliorando la diffusione e ugualizzazione della tinta.

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