Esiste un elemento che, a parer mio, è in grado di cambiare completamente l’anima di una camicia: il colletto.
Ebbene, si tratta di un piccolo dettaglio, ma che, in base alla tipologia, conferisce alla camicia un aspetto elegante, semi formale o casual…
Cerchiamo quindi di fare chiarezza e capire quale possa essere, tra i principali, il miglior colletto per ogni occasione
Colletto Italiano
Possiamo far risalire le sue origini agli anni ’30 del Novecento, periodo in cui i maestri camiciai italiani sentirono l’esigenza di creare un modello di collo che garantisse a chi lo indossava un aspetto elegante, bilanciato ed estremamente raffinato.
Il risultato è un colletto dalla spiccata sobrietà, adattissimo a completare una mise da ufficio e in tutte le circostanze maggiormente formali; le punte non sono troppo aperte, formano un angolo di circa 90 gradi, il che le rende perfette per accogliere una cravatta annodata nella maniera tradizionale (un bel nodo tiro a quattro).
Il collo all’italiana ha una resa talmente semplice, diretta e composta, da non necessitare di troppe parole né di romantiche disamine, almeno…in questo approfondimento.
Il risultato? Armonia allo stato puro.

Colletto Francese
Le sue radici risalgono al XIX secolo; fu l’aristocrazia francese a renderlo popolare per la sua sofisticatezza. Questo collo conferisce alla camicia un aspetto più moderno e decisamente meno formale rispetto al classico collo italiano, le punte più aperte lo rendono inoltre ideale ad ospitare un nodo della cravatta voluminoso (un mezzo Windsor o un Windsor), il quale risulterà maggiormente visibile ed apprezzabile.
Diretta discendente di questo collo è la variante semi francese, caratterizzata da minore ampiezza rispetto al fratello francese, oltre che, se mi è concesso dirlo, da una maggior versatilità nell’utilizzo; nondimeno, mantiene uno stile squisitamente equilibrato.
Ancor più informale e moderna è la variante cutaway, che risulta un’estremizzazione del concetto sin d’ora analizzato, concretizzandosi di fatto in un collo dalle punte molto corte ed estremamente aperte.
Stiamo parlando di una maniera di concepire la camicia estremamente di nicchia poiché, sebbene i colli aperti stiano prendendo sempre più piede, la variante cutaway, a mio avviso, va capita ed interpretata anche in funzione della propria personalità.



Colletto Coreano
Si ritiene che la sua storia parta dalla Manciuria, quando la dinastia Ming iniziò a diffonderlo in Cina. Successivamente, tra il XIX ed il XX secolo divenne popolare anche in occidente; in particolare, dopo il 1925 venne addirittura citato ne “Il Grande Gatsby”, ed infine, fu spesso indossato dai Beatles.
Intuite le ovvie ragioni per le quali la variante “alla coreana” è divenuta sempre più famosa, va fatta menzione della sua grande attitudine sportiva e casual; questo colletto si presenta basso ed arrotondato, privo di punte. Di fatto, è un girocollo.
Una camicia con il collo alla coreana è un capo estremamente minimalista, il quale conferisce un aspetto pulito, leggero, insomma… da tempo libero.
Solitamente, questa variante è tipica delle camicie in lino.

Colletto diplomatico
Nacque nell’Ottocento e grazie ad Edoardo VII, nel secolo successivo, divenne il simbolo della massima formalità maschile. L’origine del nome è presto svelata: questo collo venne da subito indossato in contesti diplomatici.
Successivamente, attorno agli anni ’30 del Novecento riuscì a spopolare tra le più importanti icone di stile, tra cui Fred Astaire, divenendo il compagno preferito del papillon.
Ad ogni modo, il massimo splendore lo raggiunge abbinato ad uno smoking (o un frac).
Piccola curiosità: la base di questo colletto ricalca il già discusso coreano, a cui si aggiungono due piccole punte di forma triangolare che rimangono piegate in modo da non occultare il nodo del papillon.
Il collo diplomatico non conosce età né lo scorrere del tempo; trattasi ancora oggi di un dettaglio che fa molto parlare di sé, riscontrabile nei migliori eventi di gala o cerimonie in cui, assieme al papillon, è il protagonista assoluto della mise.

Colletto appuntato
Conosciuto anche come pin collar, vide la luce all’inizio del secolo scorso nel Regno Unito.
L’elemento centrale è uno spillo (pin) che si infila nelle estremità del collo per mantenerlo in posizione, tenere ferme le vele – vista la nuova tendenza a creare colletti particolarmente morbidi -conferendo all’insieme un aspetto simmetrico ed ordinato, se indossato con cravatta. In quest’ultimo caso, non esiste nodo migliore di quello orientale: occorre infatti che rimanga estremamente piccolo e fine per dare il suo meglio ed essere messo in evidenza.
Questo collo, per quanto diffusosi anche in Europa, resta (purtroppo) abbastanza sconosciuto; tuttavia, grida classe, eleganza e compostezza.
Molto amato dagli Yuppies nell’America anni ’80, il pin collar deve anche la sua particolarità al fatto che, con la scusa dello spillo, consente di aggiungere un piccolo “gioiello” (di gran gusto) alla propria camicia.
La sua variante, leggermente meno vistosa ma simbolo di rigore e squisita raffinatezza, prende il nome di tab collar, in italiano colletto con linguetta: situata internamente, la fettuccia permette di stringere saldamente le vele celandosi dietro il nodo (preferibilmente piccolo) della cravatta.
Questo colletto è inoltre stato scelto e indossato magistralmenteda Daniel Craig, nei panni di James Bond, in “Skyfall”.



Lascia un commento