Cenni Generali sulle Fibre Chimiche

Finora abbiamo sempre preso in considerazione le fibre più nobili come substrati delle nostre lavorazioni, ma in realtà abbiamo tutta una serie di altre fibre di origine chimica, sicuramente meno pregiate di cui vediamo una rapida panoramica delle principali.

Prima di tutto diremo che si dividono in artificiali e sintetiche, in entrambi casi possiamo dire che sono costituite da polimeri lineari, che sono di origine naturale per le artificiali mentre sono di origine sintetica per le seconde; questi polimeri una volta prodotti devono passare dalla forma solida ad una forma viscosa adatta alla filatura e a seconda di come si ottiene questo passaggio avremo un tipo di filatura specifico.

Prima di arrivare alla filatura la massa viscosa deva essere sottoposta a filtrazione e disareazione in questo modo si eliminano le impurezze solide e eventuali riserve d’aria.

L’operazione successiva consiste nell’estrusione della massa viscosa attraverso fori minuscoli, si formeranno dei filamenti che riuniti costituiscono il filo continuo; a seconda di come è stata è stata ottenuta la massa viscosa avremo uno specifico tipo di filatura:

Filatura a secco: i filamenti passano in una camera di evaporazione per eliminare il solvente utilizzato allo scopo.

Filatura per fusione: i filamenti ottenuti fondendo i polimero vengono velocemente raffreddati per tornare allo stato solido.

Filatura a umido: in questo caso al polimero vengono introdotti dei gruppi funzionali tali da renderlo momentaneamente viscoso i filamenti così ottenuti passano in un bagno di coagulo che libera il polimero nella sua forma originale.

Si passa poi alle operazioni di oliatura, torsione, eventuale taglio in fiocco.

Tutte le fibre artificiali sono di derivazione cellulosica, e tra le più importanti abbiamo :

–          Viscosa                                                            –   Fibre modal                              

–          Raion cuproammniacale (bemberg)                 – Acetato e Triacetato                   

La classificazione delle fibre sintetiche tiene conto del tipo di monomero che si ripete nel polimero:

–          Poliammidiche (naylon)                               –  Poliestere

–          Acrilico e modacrilico                                     –  Polipopileniche

In generale possiamo dire  che queste macromolecole a seconda di come si dispongono  nello spazio generano zone amorfe (disposizione disordinata) e zone cristalline (disposizione ordinata), maggiore è la presenza di zone cristalline avremo elevata tenacità, maggiore resistenza agli agenti chimici e minore assorbimento di acqua.

Per capire invece il comportamento tintoriale di queste fibre è importante capire il comportamento termico; le naturali e artificiali in presenza di calore si decompongono e superata una certa temperatura carbonizzano, mentre acetato e triacetato e tutte le fibre sintetiche sono dette termoplastiche, in presenza di calore rammolliscono e quindi fondono.

Riscaldando una fibra termoplastica si raggiunge il suo punto di transizione vetrosa (diverso per ogni fibra), arrivati in prossimità di questa temperatura le zone amorfe diventano plastiche causando una deformazione che è direttamente proporzionale alla presenza di questa zone, anticipiamo che è proprio a questa temperatura che la velocità della tintura aumenta notevolmente, le zone cristalline sono più difficili da tingere.

Nel prossimo numero vedremo i coloranti idonei per questi tipo di substrati.

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