
Nel settimo episodio della nostra rubrica esploriamo l’universo estetico di un giovane uomo di stile: Niccolò Zaffarano, il sarto di Corso Venezia 40.
La sua è un’eleganza consapevole, mai rigida né eccessivamente campanilista, costruita su poche regole fondamentali e molta sperimentazione. Il suo stile è mutevole: è cambiato nel tempo e, per sua stessa ammissione, rimane aperto al cambiamento e alla sperimentazione continua.

La costruzione dell’abito
Il suo abito ideale? Doppiopetto o tre pezzi, quasi mai spezzato; spalla a camicia, tasche a toppa con ticket pocket sempre presente, una costruzione della giacca pulita, leggermente avvitata e decisamente di ispirazione partenopea.
Il pantalone ha una vita non troppo alta, con doppia pence e senza cintura; il fondo è piuttosto avvitato, sempre rifinito da un risvolto medio-alto, elemento onnipresente.
E i tessuti? Freschi, sobri, con micro-fantasie appena percettibili, come finestrati tono su tono o il classico principe di Galles in nuance polverose.
La palette cromatica spazia tra blu sbiaditi, grigi medio-scuri e marroni bruciati, con tocchi occasionali di verde oliva o ruggine nei mesi più freddi. Niccolò sembra conoscere perfettamente la regola aurea della sartoria maschile: l’abito deve esaltare chi lo indossa, non farsi notare al suo posto.
Per questo evita tagli troppo slim o dettagli vistosi. La giacca accompagna il busto, mai lo costringe; il pantalone cade dritto e pulito, con una piega netta ma mai rigida. Nulla è lasciato al caso.

Camicie e cravatte
Grande attenzione anche agli accessori, in particolare alle cravatte della linea NZ su misura: per Zaffarano, autentici strumenti di espressione personale.
Le sue scelte ricadono spesso su cravatte dai toni sobri, in armonia con l’abito, evitando quasi sempre contrasti troppo marcati. Predilige texture interessanti ma mai appariscenti: grenadine fini, madder inglesi, lane leggere nei mesi invernali.
La camicia? Collo button-down o, in generale, colli morbidi e piuttosto allungati, che si armonizzano con la forma del viso. I colori ricorrenti sono il bianco e l’azzurro. Il polsino è singolo, arrotondato, con bottone, sempre visibile quanto basta sotto la giacca: un segno distintivo di un abito cucito con proporzioni sartoriali impeccabili.

Scarpe e dettagli
Anche la calzatura riflette il gusto classico di Zaffarano: Oxford lisce o brogue, mocassini penny e tassel, sempre in cuoio scuro, derby con suola sottile in gomma per l’uso cittadino, e, occasionalmente, una monk strap per dare un tocco più audace a un outfit monocromatico.
Predilige inoltre le Car shoe per le mise più informali e il tempo libero.
La sua scarpiera è ben fornita, con modelli adatti a ogni occasione, ma il principio fondamentale a cui tiene è chiaro: la qualità della scarpa deve essere all’altezza di quella dell’abito.
Il suo rapporto con gli accessori è misurato: pochette bianche in lino, orologi vintage di piccole dimensioni.
Un tratto distintivo? L’uso calibrato di capi outerwear dalla forte personalità: giacche sahariane in lino grezzo, o persino bomber e smanicati in solaro per la mezza stagione. Mai banali, sempre contestualizzati.

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