… ma dove eravamo arrivati la volta scorsa? si ora ricordo! Stavamo parlando di prove di solidità e di come in generale si eseguono queste prove! Si accennava come utilizzando le scale dei grigi si attribuisse un valore compreso tra 1 e 5 (solidità ai lavaggi, sfregamento, sudore, ecc.), mentre con la scala dei blue (solidità alla luce / intemperie) il valore fosse compreso tra 1 e 8.

Inoltre spiegavamo come le norme di manutenzione e uso dei tessili sono strettamente legate alle prove di solidità perché queste ultime determinano la resistenza del colore e del materiale a diversi tipi di trattamento.

Possiamo quindi affermare che i risultati delle prove di solidità guidano le indicazioni di manutenzione riportate sull’etichetta, assicurando che il tessuto mantenga le sue caratteristiche il più a lungo possibile nel tempo.

Fatto questo doveroso riassunto, bisogna dire che le solidità possono essere classificate in diversi modi, come si spigava nello scorso numero avremo solidità di processo e solidità di utilizzo, ma una classificazione ancora più dettagliata prevede:

–          Prove per la determinazione della solidità del colore

–          Prove per la determinazione della stabilità dimensionale

–          Prove meccanico fisico

–          Prove varie

Sicuramente la prima delle quattro categorie è quella con il maggior numero di prove; queste riguardano espressamente la resistenza del colore ai vari trattamenti; sarà quindi compito del tintore individuare una ricetta che soddisfi,  in base alle richieste del cliente, i criteri di solidità, di costi ricetta di punto colore e via dicendo, infatti non sempre è possibile arrivare a soddisfare a pieno tutte questa richieste; anche perché a complicare ancora maggiormente la vita dei tintori c’è una  gamma di coloranti (o addirittura di intere classi di coloranti, vedi naftoli) che sono via via scomparsi, vuoi per motivi ecologici o di scarso interesse economico da parte delle stesse case di coloranti.

Le stesse case di coloranti fornivano in tempi lontani cartelle colori molto più esaustive, da cui si potevano estrapolare dei valori di solidità più o meno attendibili, ma non solo questi, con tanto di metodi di applicazione dettagliati che logicamente cambiano in base alla classe di coloranti presa in considerazione.

Nei prossimi numeri vedremo altre classi tintoriali a partire da quella che in generale rappresenta il meglio in quanto a solidità e in particolare dedicheremo un intero numero al capostipite dei coloranti al tino, storicamente il colorante più importante, sua maestà l’indaco.

Ma prima di concludere non abbiamo ancora detto come si valutano le differenze di colore in condizioni di illuminazione standard, diamo per scontato che il lettore sappia che è fondamentale avere la stessa luce per valutare le differenze tra un campione e la sua imitazione, oppure come nel nostro caso per valutare il cambiamento di tono e lo stingimento nelle prove di solidità.

Ci si avvale per questo di un set di lampade standard tra cui le più importanti sono la D65 e la TL84 (più lampade sono anche fondamentali per valutare la metameria!) bisogna poi dire che le provette devono essere inclinate di 45° rispetto l’osservatore e altra cosa importante (sia si tratti di filati o di tessuti) devono essere affiancate e non sovrapposte tra di loro.

Oggi come oggi ci si avvale anche di moderni spettrofotometri sia per la valutazione delle differenze di colore che per la valutazione dei valori di solidità, questo però non potrà mai sostituire la visione diretta dei campioni da confrontare, soprattutto in caso di contestazione…

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