All’interno della nostra rubrica “Top 3 mise del mese scorso”, andiamo ad analizzare appunto quelle che ritengo le tre mise più belle sfoggiate dai VIP nel mese appena terminato. Uno dei più importanti metri di giudizio delle mise è proprio l’adeguatezza al contesto.

Sì, perché una mise eccezionale, impeccabile ed elegantissima perde totalmente il suo senso se fuori contesto, come ad esempio uno stupendo smoking sartoriale a un matrimonio alle 11 del mattino, che sarebbe quantomeno inadeguato, seppur bello preso di per sé.

Partiamo quindi dai tre tipi di contesto. Al primo posto c’è quello informale/sportivo.

Comincio col dire che questo contesto è l’unico in cui sono concesse determinate cose, come ad esempio: è consentito non portare la cravatta, indossare pantaloni corti, sneakers o polo.

Si tratta appunto di situazioni sportive, di villeggiatura o di generico svago in luoghi informali, come può essere lo shopping o una scampagnata, piuttosto che una giornata in spiaggia, in barca o anche una giornata di caccia o di golf.

Chiaramente, ogni attività e situazione richiede un suo abbigliamento più o meno specifico, ma intendo trattarli uno per uno nei prossimi mensili.

A noi basti sapere che, in linea di massima, in queste situazioni è concesso quasi tutto.

Ciò, ovviamente, non significa tute, felpe e altre schifezze varie, ma ad esempio, per andare a fare shopping alla Rinascente di domenica pomeriggio (idea discutibile), può essere adeguato anche un semplice jeans, polo e blazer, con un paio di mocassini Timberland ai piedi.

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C’è poi il contesto semi-formale, vale a dire situazioni di lavoro d’ufficio — magari qualche carica dirigenziale (o superiori, mi auguro per voi) — pranzi, cene e rinfreschi (magari sempre legati al contesto lavorativo), presentazioni e lanci di prodotti, fiere di vario genere. Insomma, io nel contesto semi-formale faccio rientrare la vita di tutti i giorni, dal lunedì al venerdì.

Bene, qui io trovo sia tassativo indossare camicia, cravatta, abito e scarpe un po’ più formali, come dei mocassini tassel loafers o delle Oxford. Io poi, sempre per quanto riguarda le scarpe, tendo a interpretare e applicare a modo mio il detto inglese “never brown in town”: perciò, tendenzialmente, in contesti cittadini e lavorativi adotto solo francesine nere o tassel loafers neri.

Non dobbiamo però pensare che in questo tipo di contesto non abbiamo la possibilità di variare con gli abbinamenti. Sono infatti concesse camicie quasi di ogni genere: bianca, azzurra, a bastoncino, a quadretti (se fini e su fondo bianco) e le mie preferite, quelle con il collo a contrasto.

Per quanto riguarda la scelta dell’abito, anche qui possiamo divertirci con diversi tessuti.
Nel mondo business, benché blu e grigio (in tutte le loro tonalità) siano dei sempreverdi, io credo sia perfetto il gessato grigio o blu, portato magari con una bella camicia Wall Street e una cravatta in seta a microfantasie sui toni del bordeaux, in perfetto stile anni ’80.

Un’altra scelta azzeccata in questo contesto sono gli spezzati (ovviamente mai gessati).
Un classico che io amo è il pantalone grigio chiaro con giacca blu navy: che sia doppiopetto o monopetto non importa, ma sia per gli abiti che per gli spezzati cerchiamo di evitare le tasche a toppa sulle giacche.Per quanto riguarda i pantaloni, è consentito ed è anzi apprezzabile il risvolto sartoriale.
Io, personalmente, detesto quelli bassi di 1 o 2 centimetri: preferisco quelli sui 4 centimetri.

Infine, c’è il contesto formale. Qui abbiamo meno scelta e possiamo sbizzarrirci un po’ meno con la fantasia. Tuttavia, io ritengo che alcuni capi specifici per questo tipo di contesto siano meravigliosi.

Innanzitutto, in un contesto formale evitiamo i pantaloni con risvolto e, per le giacche, scegliamo possibilmente quelle con tasca a filetto. Evitiamo anche l’utilizzo di colori troppo sgargianti: tendenzialmente, in un’occasione formale (se non prevede l’abito di società), il capo perfetto è un abito e non uno spezzato. Che sia doppiopetto o monopetto non fa particolare differenza, purché sia nei toni del blu scuro o del grigio antracite, con camicia bianca e cravatta nei medesimi colori, a microfantasie o tinta unita.

Per quanto riguarda il fazzoletto da taschino, a differenza degli altri contesti dove c’è più libertà, qui è d’obbligo optare per il bianco, meglio se piegato a filetto.

Piccolo ma doveroso discorso a parte per gli abiti di società e la mise per il funerale. In determinate occasioni massimamente formali, all’uomo può essere richiesto l’abito di società. Se l’occasione si svolge durante il giorno (entro le 18:00), l’abito corretto è il tight o il mezzo tight; se invece si tratta di un evento dopo le 18:00, si opterà per lo smoking o, addirittura, per il frac.

Non entro nel dettaglio di questi abiti e delle situazioni specifiche che li richiedono, poiché ho intenzione di realizzare a breve un articolo su di essi nei prossimi mensili.

Per quanto riguarda invece i funerali, la questione è molto semplice: una sola mise è consentita — abito nero, camicia bianca e cravatta nera. Ai piedi, un paio di Oxford nere e, nel taschino, un fazzoletto bianco piegato a filetto. Nel caso in cui si fosse sprovvisti di abito nero, è consentito anche il grigio antracite, ma sempre con camicia bianca e cravatta nera.

Il funerale e le serate black tie sono gli unici eventi in cui a un uomo è consentito vestire in nero.

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