Certamente, a distanza di tanti anni, l’episodio che sto per raccontarvi suscita ancora molta ilarità. Però, ai tempi in cui si svolsero i fatti, noi compagni di classe vivemmo l’accaduto con un senso di profonda ingiustizia.

La questione, arrivati ai nostri giorni, risulta ancora più beffarda, se si considera che l’argomento del contendere è ormai defunto: non ha più nessun interesse pratico nei manuali di Chimica Tintoria.

Finalmente abbiamo aggiunto un tassello: la Chimica Tintoria è il fulcro di questa rubrica. Ma chi erano i contendenti? Beh, lo scontro era paragonabile a un Davide contro Golia, dove però a vincere non fu l’eccezione, ma la regola.

Infatti, quando il nostro compagno d’istituto si diede volontario per rimediare all’insufficienza acclarata nel primo quadrimestre, i mormorii in classe si fecero più insistenti, mentre l’esimio Professore — il più temuto in tutto il Setificio (ai tempi ITIS Paolo Carcano di Como, oggi ISIS), titolare proprio del corso di Chimica Tintoria — invitò il povero alunno alla lavagna. Questi fu colto da improvvisa solerzia e dichiarò di aver sì studiato per l’occasione tutto il programma, ad eccezione dei cosiddetti “Naftoli”.

Credetemi, ai tempi le classi di coloranti erano parecchie, e tra tutte i Naftoli — che più correttamente andrebbero definiti Coloranti Azoici a sviluppo su fibra — rappresentavano quella con un’applicazione industriale più contenuta, ma con un processo chimico tra i più complessi in assoluto. Non parve quindi vero al nostro Professore, che non solo abbassò la media del povero malcapitato, ma gli permise anche di troncare sul nascere eventuali tentativi di darsi “volontari” nella sua materia.

L’interrogazione durò molto poco: infatti, la prima e unica domanda chiedeva espressamente di parlare proprio dei sopracitati coloranti… Certamente nessuno poteva immaginare che, da lì a qualche anno, detta classe di coloranti sarebbe stata soggetta a regolamentazioni varie, tra cui — non ultimo — il Regolamento europeo REACH, che ne decretarono la progressiva uscita di scena.

Ma come funzionavano i Naftoli, in pratica? Perché sono stati sostituiti dai sicuramente più economici e forse più “ecologici” coloranti reattivi?

Si pensi che, fino alla loro scoperta — intorno al 1910 — le tinture naturali, che a dispetto del loro nome sono in realtà tutt’altro che ecologiche, garantivano, per le tonalità dei rossi su cotone e cellulosiche varie, solo la cosiddetta “tintura Rosso Turco”.

Anche le famose camicie rosse garibaldine erano tinte in Rosso Turco. Pare che l’origine indiana della ricetta fosse poi arrivata in Europa passando dalla Turchia, da cui il nome.

Basta divagare, torniamo ai nostri coloranti.

E, per fare in modo che tutti intuiscano di cosa stiamo parlando, immaginiamo di avere una molecola A (Naftolo), che in certe condizioni è solubile in acqua, e una molecola B (Base), anch’essa solubile in acqua ma in condizioni molto diverse da quelle di A.

A incasinare ancora di più la situazione, A e B non si piacciono, diciamo che non reagiscono. Quindi? Che si fa?

Allora, si tratta il nostro cotone, lino… con A, nelle condizioni che piacciono ad A. Questo passaggio è detto Naftolaggio.

Nel frattempo, bisogna fare in modo che B piaccia ad A e quindi, separatamente, si trasforma B in un Super B (sale di Diazonio o base diazotata, ottenuta per riduzione della base con nitrito di sodio in ambiente acido), che è così reattivo da dover mantenere temperature non oltre i 10 °C (con ausilio di ghiaccio), altrimenti reagisce con l’acqua liberando azoto… e ciao tintura!

A questo punto si fa reagire A con Super B per dare C: reazione di Diazotazione.

La cosa sorprendente è che il colore di C non c’entra nulla né con il colore di A, né tantomeno con quello di B, ed è inoltre insolubile in acqua.

La gamma dei rossi e degli scarlatti è così ampia e brillante da far impallidire qualsiasi altro concorrente, con solidità generali eccellenti.

Si pensi solamente che la combinazione tra il “Naftolo ACNA C” e la “Base di rosso solido 4CT”, negli anni ’60, era utilizzata per il componente rosso della bandiera italiana.

Chissà cosa penserebbe li Professore di Chimica Tintoria dopo questa mia grossolana descrizione, 5 – – – e pedalare!

Rispondi

Scopri di più da True Class Italia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere