Il primo Royal Oak Audemars Piguet

Il protagonista di oggi, è il primo Audemars Piguet Royal Oak, referenza 5402ST, presentato nel 1972 alla Fiera di Basilea e disegnato da Gérald Genta. Oggi siamo abituati a vedere orologi sportivi in acciaio proposti a prezzi da alta orologeria, ma all’inizio degli anni Settanta questa idea era tutt’altro che ovvia. L’orologio elegante era ancora spesso associato all’oro, alla cassa sottile, al cinturino in pelle e ad un’impostazione formale. Il Royal Oak cambiò questa logica, introducendo un orologio in acciaio costruito e rifinito con qualità ed eleganza ma anche con una certa anima sportiva e quasi futuristica.

La referenza 5402

Il primo Royal Oak non nasce come famiglia di modelli, ma come un progetto estremamente preciso. La referenza 5402ST aveva una cassa in acciaio da 39 millimetri, dimensione molto generosa per l’epoca, tanto da far nascere poi il soprannome “Jumbo”. Va però osservato un dettaglio importante: nonostante il diametro, lo spessore era di circa 7,15 millimetri. Questo significa che il Royal Oak aveva presenza al polso, ma non era grosso nel senso moderno del termine. Ciò, a mio parere, lo rende molto elegante e dalle dimensioni ideali oggi, per essere portato sotto ad un abito, sicuramente più di un Royal Oak moderno.

La cassa monoblocco, la lunetta ottagonale, le otto viti esagonali visibili, il bracciale integrato e il quadrante Tapisserie non erano elementi decorativi messi insieme a caso. Erano parte di un disegno coerente, dove l’orologio sembrava quasi costruito come un piccolo oggetto di architettura industriale. 

Proprio questo è uno dei motivi per cui il primo Royal Oak rimane ancora oggi più interessante di molte sue reinterpretazioni successive. Non era un orologio sportivo reso più costoso con qualche finitura raffinata. Era un nuovo modo di pensare l’orologio da uomo: sportivo per materiale e impermeabilità, elegante per proporzioni, lavorazione e sottigliezza, oggi ancor più che allora.

Il calibro 2121

Dentro la referenza 5402ST batteva il calibro automatico 2121, uno degli elementi tecnici più importanti del progetto. Si trattava di un movimento automatico con data di soli 3,05 millimetri di spessore, derivato dal calibro 2120. Per un orologio in acciaio con bracciale integrato e impermeabilità dichiarata a 100 metri, questa sottigliezza era un elemento tutt’altro che secondario.

È proprio il calibro 2121 a spiegare una parte fondamentale dell’equilibrio del Royal Oak. Senza un movimento così sottile, la cassa non avrebbe potuto mantenere quel profilo basso che ancora oggi distingue il “Jumbo” dai più comuni orologi sportivi moderni.

Il quadrante Tapisserie

Uno degli elementi più riconoscibili del Royal Oak è il quadrante Tapisserie, nella tonalità blu scura spesso associata al nome “Bleu Nuit, Nuage 50”. Nel primo Royal Oak il quadrante non è liscio, né semplicemente soleil. La sua superficie è composta da una trama geometrica che crea profondità e variazioni di luce senza ricorrere ad ornamenti superflui.

Questo punto è fondamentale per capire perché il Royal Oak funzioni così bene anche con l’abbigliamento sartoriale. Il quadrante ha una presenza grafica forte, ma rimane ordinato. Non c’è confusione, non c’è decorazione gratuita, non c’è ricerca di brillantezza fine a sé stessa. Gli indici applicati, la data a ore 3 e le lancette sottili mantengono una lettura pulita. È un orologio visivamente moderno, ma non disordinato.

Anche il bracciale merita attenzione. Le maglie integrate, rastremate verso la chiusura, alternano superfici satinate e spigoli lucidati. Questo lavoro di finitura è uno dei motivi per cui il Royal Oak non può essere giudicato come un semplice orologio in acciaio.

Come indossarlo

Nel contesto dell’eleganza maschile classica, il Royal Oak richiede più attenzione di quanto si pensi. Non è un orologio da smoking ovviamente, poichè non è certamente un dress watch puro. Sotto un polsino molto formale, con abito scuro da sera o black tie, continua ad avere una natura troppo sportiva. Il fatto che sia costoso non lo rende automaticamente adatto ad ogni contesto.

Il suo terreno ideale è invece il contesto informale e/o sportivo ma a mio parere può essere “a suo agio” anche in un contesto semi formale. Funziona molto bene con un blazer blu, pantaloni in flanella grigia, camicia bianca o azzurra, cravatta e mocassini. Può accompagnare un abito in fresco lana indossato senza rigidità per creare una sorta di sprezzatura. Oppure, come dicevamo, in un contesto informale ad accompagnare un pantalone bianco in lino, camicia azzurra in lino e sahariana, o al mare con un bermuda in cotone ed una camicia.  

Su un polso ben proporzionato, la referenza 5402 resta estremamente portabile. I 39 millimetri sono importanti, ma la sottigliezza della cassa e l’integrazione del bracciale evitano l’effetto massiccio di molti sportivi contemporanei. È un orologio che si nota, certamente, ma non dovrebbe essere usato come centro dell’intero abbigliamento. Se diventa il protagonista assoluto della mise, perde una parte della sua forza.

Un orologio sportivo, ma non comune

Il Royal Oak 5402ST è spesso definito il primo grande orologio sportivo di lusso in acciaio. La definizione è corretta, ma rischia di essere ripetuta senza capirne il significato. La vera novità non fu soltanto l’acciaio. La novità fu proporre l’acciaio con un prezzo, una finitura e una costruzione da alta orologeria.

Nel 1972 Audemars Piguet non cercò di imitare un orologio da immersione, un cronografo da corsa o un semplice segnatempo robusto da tutti i giorni. Creò un oggetto diverso: impermeabile, sottile, automatico, con data, bracciale integrato e design riconoscibile al primo sguardo. Non era uno strumento professionale trasformato in status symbol. Era un orologio di lusso pensato fin dall’origine per essere in acciaio.

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