“Le azioni di On Holding AG sono salite dopo che il produttore svizzero di sneaker ha alzato le sue previsioni di vendite e utili a seguito di un secondo trimestre inaspettatamente positivo, che ha visto acquirenti in Europa e Asia accaparrarsi le sue calzature di alta gamma. L’azienda, sostenuta da Roger Federer, prevede ora una crescita del fatturato di almeno il 31% a cambi costanti in questo anno finanziario, superiore alle stime degli analisti e di tre punti percentuali in più rispetto all’obiettivo precedente.” 


Così iniziava l’articolo di agosto su Bloomberg riguardo a ON Shoes. E perché, vi starete chiedendo, ve lo sto riportando? Beh, perché ho deciso di dare vita a un nuovo appuntamento mensile dedicato a prodotti più moderni e sulla cresta dell’onda nel panorama dell’abbigliamento maschile.

Questo mese ho scelto di partire da un prodotto che di recente continuavo a vedere ai piedi di diverse personalità: ho deciso di acquistarlo e ne sono rimasto piacevolmente colpito.

Partiamo quindi da un presupposto: cosa sono le ON Shoes? On Holding AG, questo il nome corretto dell’azienda, è nata a Zurigo, in Svizzera, nel 2010 dai tre fondatori Olivier Bernhard, David Allemann e Caspar Coppetti. L’azienda è fortemente specializzata nella produzione di scarpe sportive, in particolare da corsa. Divenute famose per la tecnologia CloudTec®, oggi sono particolarmente apprezzate anche dagli esperti del settore.

Ma perché dovrebbero interessare noi gentleman? Ammetto che fino a poco tempo fa, non essendo propriamente uno sportivo, non conoscevo le scarpe On. Sempre più spesso, però, mi capitava di vederle ai piedi di uomini di grande stile, uno su tutti Lino Ieluzzi. Inizialmente mi domandai se non fosse semplicemente una questione di comfort, magari legata al dolore causato dall’utilizzo prolungato di scarpe classiche.

Screenshot

Poi, sempre più spesso, in ambienti chic come lo Yacht Club di Monaco o diverse mostre d’auto d’epoca, iniziai ad imbattermi in queste calzature che, pur avendo un design decisamente sportivo, caratterizzato dalla tipica suola “ad alveoli” , riuscivano ad armonizzarsi sorprendentemente bene con mise semi-formali e informali dal gusto classico.

Spinto dalla curiosità, iniziai dunque a documentarmi meglio su queste scarpe e, dopo averle immaginate inserite in alcuni dei miei outfit, decisi di acquistarle.

La mia filosofia riguardo alle sneakers dovreste già conoscerla, se avete letto l’articolo che ho dedicato loro nel primo numero del mensile True Class; ma, per chi se lo fosse perso, mi limiterò a citarne un breve trafiletto:

“Alcuni sostengono che l’abbinamento tra sneakers, jeans e blazer sia chic. Io lo reputo accettabile, se realizzato con gusto e solo in determinati contesti.”

È chiaro, dunque, che un gentiluomo debba indossare delle Oxford o, al limite, dei mocassini quando porta un abito per una cerimonia, un incontro di lavoro o una cena. Tuttavia, ritengo che nel 2026 sia accettabile optare per uno spezzato abbinato a un paio di sneakers per fumare un sigaro sul lago di Como, la domenica pomeriggio; così come per recarsi qualche ora in ufficio, il sabato mattina, a terminare alcuni lavori.

Le trovo chic, sì, ma non devono trasformarsi in una cattiva abitudine. Non devono farci perdere il piacere di indossare scarpe classiche. Possiamo sceglierle, certo, ma con parsimonia, senza permettere che diventino la norma quotidiana.

Dunque, tornando alle nostre On Shoes, come possiamo abbinarle? Le trovo fantastiche soprattutto per le colorazioni di alcuni modelli, che vanno oltre i soliti bianchi o i gialli e arancioni sgargianti. Si possono infatti trovare anche in tonalità pastello, molto più tenui e facili da abbinare a un pantalone classico.

Io, ad esempio, ne possiedo un paio realizzato in grigio chiaro, che abbino volentieri a pantaloni grigi in covert, una camicia e un blazer blu: un insieme perfetto, ad esempio, per una passeggiata a Cernobbio.

Si può optare, invece, per una versione più chiara e strutturata da abbinare a un jeans, un maglione a collo alto grigio e un quattro ganci blu di Fay, ideale per una passeggiata a Davos.

Ho scherzosamente soprannominato queste scarpe “le scarpe di Bloomberg”, poiché le ho viste spesso ai piedi di uomini dell’alta finanza, e anche, dopo un articolo pubblicato proprio da Bloomberg. Questo soprannome, tuttavia, credo renda bene l’idea del fascino che si cela dietro al prodotto: un oggetto esclusivo non per il prezzo, tutt’altro che proibitivo, ma per la nicchia che rappresenta.

Queste scarpe, come altri prodotti simili, stanno riscuotendo grande successo all’interno di una certa tipologia di persone, mentre ai più risultano ancora sconosciute. Sono, infatti, la perfetta espressione della mentalità di quella categoria: l’importanza del rapporto qualità-prezzo. Non pagare cifre elevate soltanto per un nome famoso a fronte di una qualità scadente; non pagare poco semplicemente per risparmiare; ma riconoscere e investire il giusto in un prodotto di qualità.

Rispondi

Scopri di più da True Class Italia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere