Quando iniziai a lavorare in tintoria, una cosa che mi colpì, arrivando dall’università, fu quella di trovarmi in una situazione di assoluta approssimazione; attenzione! non mi riferisco soltanto al dosaggio di prodotti e ausiliari, quanto alla denominazione degli stessi; considerando che sono passati più di trent’anni e ormai il dosaggio automatico sia una realtà molto diffusa, con i brevetti degli ausiliari ormai scaduti da tempo, ma i nomi di alcuni di questi resistono negli anni, sono ormai entrati a far parte di un patrimonio “non certificato”, ma universalmente accettato.
Ma facciamo subito un esempio, quando BASF registrò il marchio Ludigol non si riferiva certamente al centravanti di una squadra di calcio molto prolifico in quanto a gol (diversamente, per esempio dal famoso Batigol, per un decennio punta della Fiorentina), ma a un ausiliario per l’industria tessile con blanda azione ossidante.
Ora non so quante siano attualmente sul mercato le società che vendono questo prodotto, ma certamente nessuno può avere un livello di notorietà anche solo lontanamente paragonabile dell’originale, pur trattandosi sempre di una soluzione acquosa del sale sodico dell’acido meta – nitrobenzensolfonico.

Per lo stesso motivo del precedente nessuno dirà che la presenza di eteri alchilpoliglicolici solfonati migliora e di gran lunga l’unitezza delle tinture idanthren, ma piuttosto che si tratta di Peregal P, ignorando successive variazioni di denominazione

Ma gli esempi si sprecano, mi viene in mente a tal proposito l’Albigen A utilizzato nella scarica di tinture indanthren dato che la sua costituzione chimica (derivato alto molecolare del polivinilpirrolidone) lo rende in grado di legare elevate dosi di colorante.

Poi sicuramente ci saranno anche dei casi in cui vale l’opposto e forse sono anche più numerosi, però è certo che certi modi di dire siano evocativi di anni passati che resistono nonostante tutto

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