
Con Roger Moore, James Bond cambia volto, ma soprattutto guardaroba. Dopo l’austerità sartoriale di Sean Connery e l’esperimento fugace di George Lazenby, il Bond degli anni ’70 e dei primi ’80 porta in scena un nuovo paradigma estetico: più rilassato, e a tratti persino dandy.
Benvenuti al terzo episodio di “Lo 007 di…”, la rubrica che analizza in chiave sartoriale i Bond della storia. Oggi esploriamo l’eleganza disinvolta anni 70, perfettamente incarnata da Roger Moore.
L’eleganza di Moore si fonda su un principio: Bond non deve intimorire a colpo d’occhio, deve sedurre. È una scelta coerente con la sua interpretazione, ironica e sofisticata, che si riflette in ogni outfit.

L’estetica Moore
I tagli sono morbidi e l’eleganza è quella setosa tipica degli anni ’70. Moore adotta giacche dalla spalla più naturale rispetto all’impostazione militare dei primi Bond. I revers sono più larghi, in linea con il gusto dell’epoca, mentre la vita rimane leggermente sagomata ma non costretta. L’insieme comunica comfort, controllo e charme.
La palette cromatica: toni caldi, naturali, mediterranei. Oliva, sabbia, beige, tabacco, blu polverosi: la sua tavolozza non è aggressiva. Rende Bond più vicino al jet set e meno all’uomo d’azione brutale.
Il sarto dietro il mito:
Se Connery è inseparabile da Anthony Sinclair, Roger Moore incarna un percorso più articolato e, in un certo senso, più internazionale.
Cyril Castle (i primi film): Castle definisce l’immagine iniziale del suo Bond: giacche con la celebre spalla “pagoda”, silhouette elegante ma non rigida, abiti a doppiopetto impeccabili. Un’eleganza classica ma già tendente al sofisticato.
Angelo Vitucci / Angelo Roma (anni intermedi): Con Angelo arriva una sartoria dal gusto più italiano: linee più asciutte, materiali più leggeri, una maggiore cura per la mobilità e la freschezza. Moore appare più contemporaneo, più europeo.
Douglas Hayward (gli ultimi film): Hayward fornisce a Moore alcuni dei suoi look più iconici: giacche destrutturate, colorazioni neutre, un tocco di sprezzatura controllata. È la consacrazione dell’estetica “gentiluomo rilassato”.

Il guardaroba che ha fatto storia:
Il leggendario “safari jacket”
Criticato dai puristi, amato dai cultori dello stile: Moore riesce a trasformare questo capo tipicamente sportivo in un’icona. La versione Bond è strutturata, elegante, curata nei dettagli: spalle pulite, tasche ben proporzionate, tessuti pregiati. È un pezzo che rappresenta perfettamente la filosofia Moore: pratico, sì, ma sempre impeccabile.

Il tuxedo bianco (“Octopussy”, 1983)
Un vertice di eleganza cinematografica. Il dinner jacket bianco è impeccabile nei volumi e perfetto per il clima esotico del film. Papillon nero classico, fiore all’occhiello, camicia a pieghe sottili: Bond torna ad essere un divo d’altri tempi.

I Blazer blu navy
Moore indossa il blu navy con una naturalezza che nessun altro Bond eguaglierà. Il suo navy non è business, è elegante senza rigidità. Bottoni metallici o madreperla, camicie azzurro chiaro, cravatte sobrie: un esempio didattico di stile maschile evergreen.

Accessori e dettagli: la sottigliezza al posto della potenza
- Cravatte dalla pala larga, tipiche della moda anni 70, spesso in maglia o seta leggera
- Camice dal colletto stretto, un italiano estremo con le vele molto lunghe, anch’esse tipiche di quegli anni.
- Orologi più tecnici che eleganti, tra cui il celebre Seiko digitale, specchio del suo tempo, o l’iconico Rolex Submariner
- Scarpe dalla linea affilata, meno robuste, più raffinate

Il terzo 007 non sarà mai ricordato come il più realistico o il più letale, ma rimane, per molti, il più elegante. La sua sartoria è un dialogo perfetto tra epoca, personalità e cinema: un’eleganza rilassata, solare, irresistibile.

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