
Questo mese ho deciso di dedicare un articolo a qualcosa che mi ha particolarmente colpito. Non si tratta né di una mise né di una novità nel vasto mondo dell’abbigliamento maschile. Si tratta, invece, di cinema — e, in particolare, di un film uscito di recente.
A questo punto vi starete chiedendo cosa c’entri il cinema con True Class Italia. Beh, ve lo spiego subito… ma prima, una premessa doverosa.
La storia del cinema è costellata di personaggi di grande rilievo stilistico: basti pensare a Marcello Mastroianni, Steve McQueen o Alain Delon. Questo, naturalmente, vale per il tipo di cinema che amo io — quello degli anni ’60, ’70 e ’80. Il cinema di Fellini, delle commedie italiane con Tognazzi, film dal valore culturale decisamente significativo.

Oggi, purtroppo, trovo sempre più raro trovare pellicole di quel livello, soprattutto tra le produzioni recenti, ormai dominate dalle cosiddette “americanate”: film pieni di sparatorie, ma poveri di trama.
Proprio per questo sono rimasto sinceramente sorpreso dopo aver visto un film appena uscito: La trama fenicia, ed ho deciso di dedicargli un articolo.
Innanzitutto, ho trovato geniale lo sviluppo narrativo e la regia — anche se non entrerò nel merito di questi aspetti, altrimenti rischieremmo di allontanarci troppo dallo spirito di True Class Italia.
Quello che invece voglio sottolineare è l’eccellente lavoro fatto sui costumi. Ho trovato straordinario il modo in cui sono stati vestiti i personaggi, e in particolare il protagonista. La ricostruzione dell’abbigliamento è incredibilmente accurata e restituisce alla perfezione lo stile di un uomo del suo calibro in quell’epoca.
Ed è per ciò che è proprio di Zsa-Zsa Korda, il protagonista di questa pittoresca storia che voglio parlarvi.

Presumo che, per la creazione del personaggio, il regista si sia ispirato ai grandi imprenditori realmente affermatisi negli anni ’50. In particolare, mi sembra piuttosto evidente la presenza di alcuni tratti in comune con Aristotele Onassis, sia per i lineamenti mediterranei, sia per alcune scelte stilistiche, come le bizzarre ma affascinanti montature degli occhiali, per non parlare dell’onnipresente sigaro o il taglio degli abiti, caratterizzato da una disinvoltura ricercata.
E qui entriamo nel vivo della nostra analisi stilistica: Zsa-Zsa Korda incarna alla perfezione un’idea di eleganza maschile che oggi si è in gran parte perduta: quella di un uomo che veste con naturalezza, ma senza mai apparire trascurato. Gli abiti sembrano scelti non per stupire, ma per aderire a un’identità precisa, fatta di potere, memoria, e un certo disincanto. La palette cromatica è coerente: blu notte, grigi polverosi, bianchi sporchi e qualche tocco tabacco, sempre dosato con misura. L’uso delle texture è da manuale — flanelle, frescolane e lino pesante si alternano con saggezza, suggerendo stagioni e contesti senza mai diventare didascalici.

I completi doppiopetto, che incarnano un certo senso di potere, dal taglio generoso ma non abbondante, richiamano a tratti la tradizione sartoriale napoletana, con spalle morbide, rollino pronunciato e tasche a filetto talvolta inclinate. Ma ciò che colpisce è l’apparente nonchalance con cui Korda li indossa. Il colletto della camicia — sempre all’italiana, come si usava all’epoca, spesso leggermente sgualcito — rompe la rigidità dell’abito e restituisce verosimiglianza, senza mai scadere nella sciatteria.
In conclusione, La trama fenicia non è solo un film ben scritto e girato con intelligenza. È, soprattutto, una rara dimostrazione di come l’abbigliamento maschile possa ancora essere narrativo, evocativo e potente. Non si tratta di semplici costumi di scena, ma di veri e propri strumenti di costruzione del carattere. E se è vero che l’eleganza è ciò che resta quando tutto il resto viene tolto, allora Korda — con i suoi completi portati come fossero una seconda pelle — ce ne offre una lezione magistrale.
Un film da vedere, certo, ma anche da studiare con gli occhi di un sarto.

Lascia un commento