Nell’universo dell’eleganza maschile, pochi accessori vantano la nobiltà storica e la versatilità stilistica dell’ascot. Oggi considerato un vezzo per pochi intenditori, l’ascot — o plastron, come talvolta viene erroneamente chiamato — ha attraversato secoli di trasformazioni, passando dai colli inamidati delle corti vittoriane alle passerelle più audaci della sartoria contemporanea. Scopriamo insieme le origini, le evoluzioni e il ruolo attuale di questo accessorio che non smette di far parlare di sé.
Le origini aristocratiche
Il termine “ascot” deriva dal celebre ippodromo inglese di Ascot, reso famoso dalla Royal Ascot, evento mondano e sportivo istituito da re Giorgio IV nel 1711. Fu però nel XIX secolo che l’ascot, nella forma a noi più familiare, divenne protagonista dell’abbigliamento maschile formale. Durante l’epoca vittoriana, gli uomini delle classi alte indossavano l’ascot per le occasioni diurne formali, sostituendolo al cravattone settecentesco con una versione più morbida, ma non meno elaborata.
Caratterizzato da una forma larga, spesso realizzato in seta stampata, veniva annodato sotto il colletto rigido e fermato con una spilla decorativa. Questo stile fu codificato come parte integrante del “morning dress”, un abbigliamento da cerimonia che ancora oggi si osserva durante i matrimoni aristocratici o eventi ufficiali del Regno Unito.

Declino e rinascita
Nel corso del Novecento, l’ascot ha conosciuto un lento declino, soppiantato dalla cravatta e dal papillon, considerati più pratici per la vita moderna. L’accessorio è rimasto confinato ai dress code più rigidi, come il già citato morning dress, oppure relegato al guardaroba di personaggi eccentrici e dandy.
Ma, come spesso accade nel mondo della moda maschile, l’ascot non è mai scomparso del tutto. A partire dagli anni ’60 e ’70, con il revival dello stile bohemien e l’influenza di icone come Bryan Ferry, Mick Jagger o David Niven, l’ascot ha ritrovato nuova linfa, diventando simbolo di una raffinata nonchalance. Un modo per distinguersi, con gusto e un pizzico di ironia.
L’ascot oggi: eleganza rilassata
Nel guardaroba odierno, l’ascot non è più una rigida imposizione di etichetta, ma una scelta di stile. Viene spesso indossato in chiave più disinvolta, a contatto diretto con la pelle e sotto una camicia aperta, senza colletto rigido. In questa versione, più correttamente chiamata day cravat (foulard da giorno), rappresenta una perfetta via di mezzo tra l’eleganza formale e il comfort informale.
Marchi di sartoria artigianale e boutique di alta gamma lo propongono oggi in sete pregiate, con stampe paisley, floreali o geometriche, rievocando lo spirito dei caffè letterari di Parigi o dei salotti inglesi del primo Novecento. Indossato con un blazer destrutturato o un completo in lino, l’ascot dona un tocco di colore e personalità, senza risultare ostentato.

Quando (e come) indossarlo
Per chi desidera integrare l’ascot nel proprio stile quotidiano, ecco alcune semplici regole:
- Contesto: Perfetto per eventi informali chic, brunch, incontri culturali o semplici passeggiate con stile. Da evitare nei contesti professionali troppo rigidi.
- Materiale: La seta resta la regina, ma si trovano anche versioni in cotone o lana leggera per le stagioni fredde.
- Abbinamento: Funziona bene con giacche morbide, camicie button-down o collo alla francese. Meglio evitare il gilet se si cerca un effetto rilassato.
Attitudine: Portare l’ascot richiede sicurezza. È un accessorio che parla per voi: meglio essere pronti a raccontare la sua storia a chi vi chiederà — inevitabilmente — “Ma cos’è quella cravatta strana?”


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