due Modi Diversi di Intendere il Mocassino
Il mocassino è una scarpa che spesso viene trattata con troppa superficialità. Lo si considera comodo, pratico, magari estivo, e spesso la questione finisce lì. In realtà, come quasi sempre accade nell’abbigliamento maschile, le differenze sono molto più importanti di quanto possano sembrare ad un primo sguardo. Un penny loafer ed un tassel loafer appartengono alla stessa famiglia, ma comunicano cose diverse, hanno una storia diversa e si inseriscono in una mise con pesi differenti.
Il penny loafer è più asciutto, più universitario, più diretto. Il tassel loafer è più decorativo, più adulto, leggermente più vanitoso, ma se ben scelto può essere anche estremamente elegante.

Il Penny Loafer, dalle origini norvegesi all’America universitaria
La storia del penny loafer passa inevitabilmente dalla Norvegia. Il modello moderno trae infatti ispirazione da calzature morbide e funzionali, vicine al mocassino, utilizzate in ambito locale e poi reinterpretate nel corso del Novecento. In questo percorso viene spesso citato Nils Tveranger, calzolaio norvegese di Aurland, che unì riferimenti locali e influenze apprese durante la sua formazione negli Stati Uniti.
Il passaggio decisivo, però, avviene in America. Nel 1936 G.H. Bass introduce i Weejuns, nome che richiama proprio l’origine norvegese del modello. Da lì il penny loafer entra stabilmente nell’immaginario dell’abbigliamento americano, soprattutto in ambiente universitario. Il dettaglio più riconoscibile è la fascetta sulla mascherina, con il piccolo taglio centrale. Secondo la tradizione, proprio lì gli studenti inserivano una monetina, da cui il nome penny loafer.
A livello estetico, il penny funziona perché è semplice. Non ha nappine, non ha fibbie, non ha elementi metallici. Se la forma è ben disegnata, la scarpa riesce ad essere informale senza diventare troppo sportiva. È probabilmente il mocassino più facile da inserire in un guardaroba maschile classico, perché sta bene con il pantalone di cotone, con il denim ben scelto, con il blazer, ma anche con un abito non troppo formale.

Il penny loafer marrone in vitello è una delle scelte più versatili. Il burgundy, specialmente se in cordovan o in una pelle con una bella profondità cromatica, ha un sapore più americano e più Ivy. Il nero è più difficile, perché rischia di sembrare troppo rigido se abbinato male, ma con un abito grigio, una camicia bianca e una cravatta sobria può avere un’eleganza molto asciutta.
Personalmente, non ne faccio largo utilizzo poiché preferisco calzature che creino un contrasto ancora più marcato con la mise come ad esempio il gommino Tod’s.

Il Tassel Loafer, il Mocassino con la Nappina
Il tassel loafer nasce più tardi rispetto al penny e ha una storia più precisa. La vicenda più accreditata lo collega all’attore Paul Lukas, che negli anni Quaranta cercò di far realizzare una scarpa ispirata ad un modello europeo con nappine alle estremità dei lacci. La richiesta arrivò infine ad Alden, che trasformò quell’idea in un mocassino, mantenendo la nappina come elemento decorativo. Il modello venne poi inserito nella produzione attorno al 1950 e trovò rapidamente spazio tra uomini eleganti, ambienti Ivy League, professionisti e clienti dei negozi tradizionali americani.
Il tassel loafer è interessante proprio perché nasce come compromesso. Non è una Oxford, non è una Derby, non è un mocassino minimale. È una scarpa senza lacci che però vuole apparire più sofisticata del penny. La nappina aggiunge movimento, mentre la cucitura della mascherina e la forma della tomaia creano una scarpa più ricca, più espressiva.
Questo può essere un pregio, ma anche un limite. Il tassel loafer non perdona gli eccessi. Se la forma è troppo lunga, diventa lezioso. Se la nappina è troppo vistosa, diventa caricaturale. Se la pelle è troppo lucida, rischia di sembrare una scarpa da cerimonia fuori posto. La versione più riuscita, almeno secondo me, è quella in pelle marrone scuro, burgundy o scamosciato testa di moro. Il nero può funzionare, ma richiede un contesto più preciso e una mise molto controllata.
Rispetto al penny, il tassel è meno spontaneo. Richiede un po’ più di consapevolezza. Con un abito spezzato, una giacca blu, un pantalone grigio e una camicia chiara può essere eccellente. Con un completo troppo formale rischia invece di abbassare il tono, soprattutto in contesti europei, dove il mocassino con l’abito è generalmente e storicamente meno istituzionale rispetto all’ambiente americano.
Penny e Tassel, quale scegliere?
La differenza principale è questa: il penny è più sobrio, il tassel è più caratterizzato.
Il penny loafer è la scelta più naturale per chi vuole una scarpa elegante ma rilassata. Lo si può portare con una giacca destrutturata, un pantalone di cotone, una camicia oxford e una cintura in pelle intrecciata. In estate, un penny in suède marrone con pantalone bianco o beige e camicia in lino può essere una soluzione molto pulita, purché il tutto rimanga misurato.
Il tassel loafer, invece, funziona meglio quando la mise ha già una certa maturità. Lo vedo bene con un blazer blu, un pantalone in fresco lana grigio, una camicia azzurra e una cravatta in maglia. Oppure con un abito blu non troppo formale, magari in hopsack o in una lana aperta, evitando però contesti in cui sarebbe più corretto indossare una Oxford. È una scarpa perfetta per un pranzo elegante, per un evento diurno, per una fiera come Pitti, per un aperitivo curato o per un ufficio dove il dress code non sia eccessivamente rigido.

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