La cravatta, per come tutti la conoscono deve essere in seta… e questa è una certezza!?

Beh, escludendo a priori le deplorevoli cravatte in poliestere, esistono alcune interessanti varianti nella scelta dei tessuti. In questo approfondimento voglio parlarvi della mia preferita in assoluto: la cravatta in lana, o in lana misto cashmere.

Partiamo dallo sfatare un mito: “la cravatta in lana è un capo invernale”. Niente di più falso. La cravatta in lana può infatti essere una scelta migliore rispetto a una cravatta in seta anche d’estate, perché se la lana è leggera, twistata e molto aperta (come nel fresco lana), può risultare sorprendentemente fresca e traspirante.

Al contrario, se scegliamo una lana cardata, una flanella, un tweed o una grenadine di lana, tutte trame che, sia visivamente sia termicamente, risultano più invernali, otteniamo un capo perfetto da indossare da ottobre ad aprile, non solo in abbinamento con tessuti pesanti ma anche con tessuti quattro stagioni.

Un altro grande pregio della lana utilizzata nelle cravatte è la qualità e la stabilità dei nodi che permette di realizzare. Anche il miglior nodo, stretto alla perfezione e realizzato con la seta più pregiata, dopo poco tempo inizierà infatti a scendere e ad allentarsi a causa della naturale scivolosità di questa fibra, richiedendo frequenti aggiustamenti e nuove strette.

La lana, al contrario, essendo più spessa e ruvida, consente di realizzare nodi più voluminosi e duraturi, riducendo notevolmente la tendenza a sciogliersi o allentarsi.

Una pecca, però, ahimè, queste cravatte ce l’hanno: restano riservate principalmente alle mise informali o, al massimo, semi-formali, come ad esempio una giornata di lavoro in ufficio.

Certamente, dobbiamo scordarci di presentarci a un matrimonio o a una serata di gala con una cravatta in lana al collo.

In fondo, per i contesti di massima formalità, l’unica alternativa realmente contemplata resta la cara e vecchia seta.

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