Buongiorno, se la memoria non mi inganna eravamo rimasti all’introduzione dei coloranti Ftalogen il cui assortimento si basava, come già anticipato lo scorso numero, su due sottoclassi:
Ftalogen K
Da un punto di vista chimico applicativo sono costituiti da composti ad alto peso molecolare contenente il metallo pesante (Cu o Ni) già coordinato; questi vanno applicati con il metodo ad esaurimento e sono indicati per cotone, lino e cellulosiche rigenerate oltre alla seta naturale, per quanto riguarda le confezioni se si tratta di cotone su rocche incrociate i risultati migliori si ottengono su rocche di densità compresa tra 0,36 e 0,40 g/cm3 tubetto forato h 180 già rastramate per tintoria, anche matasse e subbi vanno bene.
Ftalogen M
Questi secondi credo che ad oggi siano stati completamente dismessi, ma diciamo velocemente che a differenza dei primi si contraddistinguono per basso peso molecolare e per la presenza di un donatore di metallo pesante non essendo già coordinato come per il primo tipo, altra differenza sostanziale è il tipo di applicazione, per cui questi coloranti sono adatti esclusivamente per la tintura a foulard, meglio se con sistema di lavoro in contino.
In entrambi i casi il si arriverà ad avere la formazione sulla fibra di pigmento ftalocianinici insolubili di una brillantezza eccezionale, ma esistono anche differenze sostanziali per quanto riguarda la formazione definitiva di tale pigmento; i composti ad alto peso molecolare vengono generalmente sviluppati mediante trattamento riducente a umido diversamente i secondi subiscono un trattamento termico a 150°C per 5 minuti.
Un altro aspetto molto importante, che non mi sento di ignorare si riferisce al fatto che secondo le specifiche tecniche originali Bayer questi coloranti non dovrebbero essere impiegati in articoli destinati al candeggio con perossido, questo perché i metalli pesanti presenti nei complessi del colorante se liberati agirebbero da catalizzatori nella degradazione della fibra cellulosica, se così fosse questo precluderebbe l’impiego di questi coloranti destinati alla camiceria.
Per quella che è stata la mai esperienza, limitata solo agli Ftalogen K, se la tintura è eseguita a regola d’arte, non avremo certamente la presenza di metallo libero, questo è supportato oltre che da prove di laboratorio, anche e soprattutto da migliaia di Kg lavorati destinati ai camiciai. A memoria non ricordo in generale reclami per questo tipo di tintura ed in particolare che avessero come motivo la degradazione della fibra.

Detto questo dovremmo, arrivati a questo punto, entrare nello specifico della tintura e cominciamo con il dire che per questo tipo di lavorazione è consigliato di restare nel intervallo 0,5 – 3 % calcolato sul peso del materiale.
Inoltre una delle difficoltà più grandi da affrontare quando si decise di ripristinare questa tintura fu che il principale ausiliario che Bayer riportava come idoneo era lo stesso identico ausiliario idoneo alla dispersione dei coloranti Nafltolo AS (ricordate avevamo dedicato il primo articolo della serie) e per logica segui il destino degli stessi coloranti.

Ci vollero diversi tentativi prima di individuare un alternativa valida che permettesse di sostituire il prodotto originale, oramai da anni non più disponibile sul mercato.
Rimando ad un ultima parte per le applicazioni e conclusioni…

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