Bentrovati a tutti, cari lettori, nel nostro appuntamento mensile con “Top Tre Mise”. Se qualcuno di voi si avvicinasse per la prima volta a questa nostra rubrica, ecco di cosa si tratta: mensilmente seleziono e classifico le tre mise che mi hanno colpito di più, sfoggiate da vari personaggi pubblici sui social.

Come nei mesi precedenti, per stilare la classifica mi sono attenuto ai consueti criteri di valutazione: originalità, coerenza con le regole dell’eleganza classica, abbinamenti cromatici e adeguatezza al contesto. 

A ciascuno di questi aspetti viene attribuito un punteggio da 1 a 10; la somma complessiva dei punteggi determina il valore finale della mise.

Al primo posto troviamo una vecchia conoscenza di questa rubrica: Antonino Ubaldo Caltagirone, che, durante uno dei suoi reels, ci spiega e mostra come abbinare ad arte fantasie diverse.

Ho particolarmente apprezzato l’originalità della mise, decisamente non banale, alla quale ho assegnato un 9,5. Alle categorie “coerenza con le regole dell’eleganza classica” e “abbinamenti cromatici” ho assegnato due 10 pieni, in quanto le regole sono state rispettate appieno e ho apprezzato moltissimo l’accostamento del grigio con diverse tonalità di azzurro e blu.

Alla categoria “adeguatezza al contesto” assegno un 9, poiché, a giudicare dal video, sembrerebbe trovarsi in un contesto lavorativo e, dunque, avrei leggermente aumentato il livello di formalità.

Mr. Caltagirone totalizza così un punteggio complessivo di 38,5 punti.

Al secondo posto troviamo un altro vero campione di eleganza: Luca Rubinacci, che, in occasione di una passeggiata newyorkese, ci illustra un concetto chiave della vera classe: spesso non serve un abito gessato molto marcato o dai colori sgargianti per farsi notare. Un uomo di classe lascia il segno nei dettagli, come nella sua mise: un abito realizzato con un tessuto pregiato, probabilmente cashmere o misto cashmere, dalla tonalità sobria e discreta, il tutto accompagnato da accessori altrettanto pregiati e raffinati e da piccole chicche, come quella che porta nell’occhiello del rever o il magnifico fedora.

Proprio per questo, sebbene non si tratti di una mise particolarmente esotica, alla categoria “originalità” assegno senza problemi un 8.

Anche in questo caso, alle categorie “coerenza con le regole dell’eleganza classica” e “abbinamenti cromatici” ho assegnato due 10 pieni, poiché non vi sono errori tecnici e sia le fibre sia i colori risultano perfettamente abbinati.

Per quanto riguarda l’adeguatezza al contesto, assegno invece un 9,5: infatti, sebbene sia priva quasi del tutto di errori di contesto, non apprezzo l’adozione di tasche a toppa sulla giacca in città.

Il sarto napoletano totalizza così un punteggio complessivo di 38 punti.

Al terzo posto troviamo l’esatto opposto: un uomo che incarna appieno la sartoria britannica dura e pura, fatta di tagli decisi, spalle imbottite, tessuti gessati e immancabili cravatte regimental: Nigel Cleaver.

In questo caso ho assegnato un 8,5 alla categoria “originalità”, poiché ci troviamo di fronte a un ottimo esempio di come sfruttare la tecnica “riga su riga” per allontanarsi dalle mise banali.

Alla categoria “coerenza con le regole dell’eleganza classica” ho assegnato un 10, in quanto non vi sono errori visibili: la tipologia e le grammature dei tessuti sono state accostate in maniera impeccabile e, giusto per citare una regola rispettata a dovere, non si intravedono cinture sotto al panciotto.

Gli abbinamenti cromatici li ho apprezzati, ma a tratti li ho trovati leggermente forzati; per questo assegno un 8.

Il contesto è stato rispettato, dunque assegno senza problemi un 9,5.

Mr. Cleaver totalizza così un punteggio complessivo di 36 punti.

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